Partite Iva, il Governo prova a stanare gli evasori con le buone

giovedì, 25 Luglio 2024
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Se la pace fiscale del governo vi sembrava un favore alle partite Iva, sappiate che l’esecutivo è al lavoro per renderla più conveniente. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera infatti gli esperti del Mef stanno lavorando per incoraggiare gli interessati – circa due milioni di cittadini – ad aderire al concordato preventivo, che finora ha attratto giusto qualche centinaio di persone.

L’accordo prevede già oggi tasse calcolate in anticipo per due anni in cambio dell’azzeramento dei controlli. Il sistema infatti favorisce chi già paga le tasse – evidentemente non molti – soprattutto se pensa di aumentare il fatturato nel prossimo bienni, mentre non convince a uscire allo scoperto chi evade ed è evidentemente sicuro di poter continuare a farlo.

In effetti per aderire al concordato bisogna accettare un adeguamento del reddito dichiarato decisamente rilevante, anche oltre il 40%. Troppo per chi finora è rimasto nascosto al fisco e punta a questo punto a restarci, sapendo che se viene scoperto il più delle volte non rischia molto.

Di qui lo scarso successo del provvedimento, che avrebbe inquietato Palazzo Chigi dove si è già alle prese con una Finanziaria che si preannuncia difficile, anche perché il clima in Europa sembra essere diventato decisamente meno favorevole all’Italia rispetto al recente passato.

Secondo i primi calcoli effettuati per riuscire a rispettare le nuove regole europee senza rinunciare ai contributi previdenziali e contribuiti introdotti dal Governo Meloni servono ben 30 miliardi di euro. Circa 12 miliardi sono necessari solo per tenere a bada il deficit secondo quanto richiesto da Bruxelles. Altri 20 sono necessari per conservare il taglio del cuneo fiscale e la prima parte della riforma dell’Irpef a tre aliquote. Somme non facili da racimolare, considerando anche che è finita l’era delle spese incontrollate concesse per rispondere al Covid; quest’anno torna in vigore il temuto Patto di Stabilità che ci costringe a tenere a bada i conti pubblici.

C’è insomma da fare cassa, e recuperare un po’ di miliardi finora nascosti al fisco è diventato una priorità, anche se a condizioni molto allettanti con i contribuenti meno onesti.

La risposta del governo quindi non è quella di minacciare maggiori controlli, ma di offrire un sistema ancora più vantaggioso. Il nuovo obiettivo è quindi rivedere i termini del concordato per includere nella misura più lavoratori autonomi possibili. Si metterò mano all’imposta sostitutiva, che varia tra il 10 e il 15% a seconda dell’Isa dei cittadini, sul reddito maggiore che verrebbe richiesta dall’Agenzia delle entrate a chi aderisce all’accordo.

Non finisce qui: in Aula si è proposto anche di rateizzare il pagamento degli acconti al fisco nel momento in cui si aderisce al concordato, permettendo quindi ai contribuenti di non pagare tutto in un’unica soluzione.

Il governo Meloni continua insomma a dimostrarsi molto attento alle partite Iva, e fa di tutto per non dichiarare guerra agli evasori; vedremo a breve se riuscirà a conciliare questa attenzione con il mantenimento di conti pubblici in ordine.

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