Per i democratici sarà pure un demonio incarnato, un pericolo per la democrazia, la rovina dell’America, ma quando si parla di economia Donald Trump sembra essere il primo ispiratore della sua rivale Kamala Harris, impegnatissima a scopiazzare il programma del suo rivale.
Uno degli esempi più evidenti di questa “mimesi” riguarda la proposta di abolire la tassa sulle mance. Un’iniziativa che Trump aveva lanciato con grande clamore già mesi fa, suscitando un notevole consenso, soprattutto in stati chiave come il Nevada, dove grazie a Las Vegas il settore dell’ospitalità gioca un ruolo economico cruciale. Harris ha deciso di seguire lo stesso percorso, promettendo di eliminare questa tassa se verrà eletta presidente. I media americani mainstream, quasi tutti dalla parte di Kamala, avevano salutato la proposta come una grande idea per migliorare le condizioni economiche dei lavoratori poveri, dimenticando che di fronte alla stessa proposta di Trump si erano concentrati solo su quanto la misura avrebbe aumentato la spesa pubblica…
Donald non ha perso tempo ad accusare di plagio l’avversaria, che non farebbe altro che “rubare” le sue proposte per fini puramente elettorali, tra l’altro senza alcuna reale intenzione di realizzarle.
Ma non è solo sul fronte fiscale che Harris sembra riprendere il programma di Trump. Il suo piano economico complessivo include misure che richiamano fortemente le politiche dell’amministrazione repubblicana. Ad esempio, la promessa di un aumento significativo del salario minimo e la costruzione di tre milioni di nuove case nei prossimi quattro anni, punti che trovano molti parallelismi con le proposte che il tycoon ha sostenuto in passato. Anche l’approccio alla regolamentazione delle grandi aziende, con particolare attenzione alle fusioni nel settore alimentare e alla concorrenza nel settore farmaceutico, ricorda molto le politiche anti-monopolistiche che Trump ha spesso evocato durante la sua presidenza.
Il parallelo si estende anche ad altre aree cruciali, come l’immigrazione. Dopo anni di critiche ai duri metodi di Trump, Harris ha proposto una serie di misure che riecheggiano le stesse politiche repubblicane, come il blocco dei procedimenti di asilo e il respingimento immediato dei migranti. Queste misure, che sarebbero state impensabili per un’amministrazione democratica solo pochi anni fa, sono state tuttavia respinte dallo stesso Congresso, a causa dell’opposizione dei repubblicani.
La somiglianza tra le proposte di Harris e quelle di Trump solleva un interrogativo fondamentale: se l’elettorato dovesse percepire Harris come un’imitatrice, non potrebbe preferire l’originale, ossia Trump stesso?
Inoltre la volontà di Harris di seguire questa direzione potrebbe, da un lato, attrarre elettori moderati preoccupati per la sicurezza economica e nazionale, ma dall’altro rischia di alienare l’ala progressista del suo partito. Questa ambivalenza potrebbe risultare un’arma a doppio taglio, facendo perdere consensi tra i giovani elettori e spingendoli verso l’astensione o candidature alternative.
In ogni caso, la scelta di Harris di percorrere una strada così simile a quella di Trump rappresenta un chiaro segnale di come la politica americana stia attraversando un periodo di profonde incertezze e ricalibramenti, dove i confini tra democratici e repubblicani sembrano sfumare sempre di più, almeno agli occhi di noi europei ancora affezionati ai vecchi concetti di destra e sinistra.



