Sulle pensioni bisogna accettare l’amara verità di Giorgetti.

mercoledì, 28 Agosto 2024
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Più mesi di attesa per chi decide di andare in pensione anticipatamente, ovvero dopo “appena” dopo 42 anni e 10 mesi di contributi. È su questa ipotesi che mira a scoraggiare i lavoratori a lasciare il lavoro che si consuma l’ultimo scontro nella maggioranza, questa volta tutto interno alla Lega.

Il confronto a distanza coinvolge infatti il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il suo leader di partito Matteo Salvini, storicamente contrario a qualsiasi modifica che possa rallentare l’accesso alla pensione. E che ha chiamato alla battaglia i suoi fedelissimi.

Primo tra tutti il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che ha sottolineato come il momento non sia adatto a un inasprimento delle condizioni per il pensionamento anticipato. Secondo Durigon, l’idea di estendere da tre a sei mesi la cosiddetta “finestra” tra la maturazione del diritto alla pensione e il primo assegno rappresenta un errore.

“Errore” che però permetterebbe, secondo i calcoli del Ministero dell’Economia, di risparmiare circa un miliardo e mezzo di euro l’anno, soldi benedetti per mantenere sostenibile il nostro costosissimo sistema previdenziale in un contesto economico sempre più complesso (ricordiamo che tornato in vigore il temutissimo Patto di Stabilità). Giova inoltre ricordare che metà della spesa pubblica italiana se ne va in previdenza sociale; una somma enorme che lascia pochissimo spazio per le spese “produttive”, che possano aiutare il Paese a crescere.

La Lega, tuttavia, non sembra intenzionata a cedere. Il partito continua anzi a sostenere la famosa “Quota 41”, ovvero la possibilità di andare in pensione dopo 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Questa proposta, che dovrebbe sostituire “Quota 103” in scadenza alla fine del 2024, è però oggetto di profonde critiche da parte dei tecnici di Via XX Settembre. Infatti, nonostante il meccanismo preveda il calcolo dell’assegno interamente col metodo contributivo, ciò comporterebbe comunque un aumento significativo della spesa pubblica.

Giorgetti si trova in una posizione delicata, dovendo bilanciare le esigenze politiche del suo partito con la realtà dei conti pubblici. Ha più volte ripetuto che bisogna a ogni costo scoraggiare i pensionamenti anticipati, portando a testimonianza i dati forniti dall’INPS, secondo cui ben il 28% dei lavoratori ha deciso di andare in pensione prima di aver compiuto 60 anni. Una tendenza che, se non arginata, potrebbe mettere a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico, soprattutto alla luce del nostro inverno demografico e della riduzione della forza lavoro attiva nei prossimi anni.

Il vertice di maggioranza previsto per il 30 agosto, condotto della premier Giorgia Meloni con la partecipazione dei vicepremier Salvini e Tajani, si preannuncia cruciale per determinare le prossime mosse in materia. La posizione di Forza Italia, infatti, differisce sia da quella della Lega che da quella di Giorgetti. Gli azzurri continuano infatti a insistere con un altro tema, l’aumento delle pensioni minime, che dovrebberoo raggiungere i mille euro al mese entro la fine della legislatura. Un’altra misura che, sebbene di natura diversa rispetto a “Quota 41”, richiede risorse finanziarie significative.

Va ammesso che linea di Giorgetti, supportata anche dalle recenti analisi della Ragioneria generale dello Stato, appare purtroppo la più sensata. L’innalzamento dell’età pensionabile proposto dalla Ragioneria da 64 a 69 anni, benché impopolare, potrebbe essere l’unica soluzione per garantire un rapporto equilibrato tra lavoratori attivi e pensionati, fondamentale per la tenuta del sistema previdenziale.

Una posizione assolutamente indigesta per la Lega di Salvini, che ancora una volta si mostra più di lotta che di governo, pure se di questo esecutivo rappresenta in teoria la seconda forza.

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