Scenario Ucraina, sono in molti a chiedersi come andrà a finire il conflitto. A due anni e mezzo esatti dall’inizio delle ostilità, non si scorge ancora uno straccio di soluzione. La diplomazia arranca e la situazione sul campo ristagna.
Continua, nel Donbass, l’azione del rullo compressore russo, ma l’Armata di Mosca non sfonda. Allo stesso modo, l’offensiva ucraina nella provincia russa di Kursk appare più propagandistica che militare, comunque nulla che possa spostare le sorti del conflitto. Nelle cancellerie europee prevale lo scetticismo: è sensazione diffusa che nessuno, tra i due belligeranti, sembra disposto a fare la minima concessione all’avversario, soprattutto in considerazione degli enormi costi in termini di vite umane patiti dal febbraio 2022 a oggi.
L’analista tedesco di politica economica europea Wolfgang Munchau riassume bene, in un articolo comparso sul “Corriere della Sera”, quella che è l’attesa prevalente tra gli osservatori internazionali: «La guerra in Ucraina -scrive- finirà quando entrambe le parti capiranno che il costo della guerra supera di gran lungo i possibili vantaggi».
Già, ma quanto tempo ci vorrà? Munchau, pur con tutte le cautele del caso, ritiene che la situazione possa sbloccarsi l’anno prossimo. Il ragionamento dello studioso si basa sulla considerazione che nessuno degli obiettivi sbandierati da entrambi gli avversari (lo sgombero completo delle truppe russe per Volodymyr Zelensky e, di contro, l’annessione di quattro province ucraine per Vladimir Putin) sia realistica. «Il mio scenario di riferimento – osserva- prevede che vi sarà un accordo a metà strada, forse l’anno prossimo. Sebbene l’esito del conflitto appaia ancora incerto, c’è da scommettere che nessuno dei due contendenti otterrà ciò che reclama. Ci sarà un accordo senza vincitori, ma che consentirà a entrambi di cantar vittoria. Sarà un accordo sporco, in tutto simile al recente scambio di prigionieri, e verrà consegnato al mondo come un fatto compiuto».
Alla fine, a prevalere, sarà per tutti la stanchezza. La Russia ha certo retto bene alle sanzioni economiche (anche grazie all’aiuto cinese), ma non è pensabile che Putin possa tenere il suo popolo in guerra ancora molto a lungo: dovrà prima o poi porsi un limite, soprattutto se (entro la fine dell’anno?) non dovessero arrivare consistenti risultati dal campo di battaglia.
Rischio di bilancio (soprattutto economico) in rosso anche per Zelensky: le risorse che i Paesi occidentali possono garantirgli non sono inesauribili. «Gli aiuti all’Ucraina – scrive sempre Munchau- cominciano a erodere la spesa interna dei Paesi amici e il budget militare è risicato ovunque. Il prezzo del gas ha ripreso a correre sui mercati energetici a causa del ruolo cruciale svolto dalla provincia di Kursk nel convogliare il gas russo verso l’Europa». Si tratta di un esito a dir poco paradossale rispetto agli sdilinquimenti usciti dalle penne di certi commentatori dopo l’attacco delle forze di Kiev alla provincia russa…
Lo scenario disegnato da Munchau appare, nel suo complesso, plausibile e ben argomentato. Tuttavia c’è un aspetto che l’analista tedesco s’è ben guardato dal richiamare. E ciò nonostante la sua ampia conoscenza delle dinamiche economiche internazionali (ma non c’è da stupirsene visto il suo essere organico all’establishment globale).
L’aspetto di cui parliamo è il possibile interesse americano a chiudere al più presto il conflitto in Ucraina a causa del deprezzamento del dollaro sui mercati internazionali che è stato registrato nei mesi scorsi. Il “Sole24Ore” ha rilevato che da fine giugno ad oggi la divisa americana ha perso complessivamente il 5%. Fatto altrettanto significativo, alla debolezza del dollaro fa da contraltare la forza dell’euro, arrivato a sfiorare quota 1,12 contro il biglietto verde. Situazione ben diversa si verificava esattamente due anni fa, quando, a sei mesi dallo scoppio del conflitto, fu invece la moneta europea a scendere sotto la parità con quella americana. Sulle piazze finanziarie, l’euro era scambiato a 0,933 di dollaro.
Che c’entra la quotazione di dollaro ed euro con la guerra in Ucraina? C’entra, eccome se c’entra, perché i capitali, come si sa, fuggono dalle aree crisi, come appunto divenne l’Europa nel 2022 con il conflitto scoppiato da pochi mesi ai suoi confini orientali. E un simile effetto non poteva che avvantaggiare il biglietto verde, in termini di afflusso di ricchezza dal resto del mondo e in termini di più agevole acquisto dei titoli di Stato Usa da parte dei fondi internazionali. Moneta internazionale di “riserva”, la forza del dollaro consente agli Usa, da più di 50 anni (esattamente dalla fine degli accordi di Bretton Woods decretata nel 1971 da Richard Nixon), di vivere al di sopra della ricchezza prodotta dalla sua economia.
La caduta del dollaro sui mercati segnala che oggi qualcosa è cambiato e che gli investitori internazionali cominciano a essere stanchi della guerra in Ucraina. Vedrete che, tra qualche mese, chi vincerà le elezioni americane (sia Kamala Harris sia Donald Trump) ne trarrà le dovute conseguenze politiche. E Volodymyr Zelensky non avrà più solide sponde su cui appoggiarsi.



