Pavel Durov è in libertà vigilata, ma non deve uscire dai confini francesi. A dichiararlo è stato Il procuratore generale di Parigi Laure Beccuau, che ha precisato che la concessione della libertà vigilata è avvenuta solo a seguito del pagamento della cauzione, che ammonta a 5 milioni di euro.
La vicenda continua a riservare notevoli colpi di scena ora dopo ora. Difatti i dodici capi d’imputazione a carico di Durov non costituiscono le uniche ombre della vicenda.
Duvel sarebbe sotto inchiesta anche per violenze gravi su uno dei suoi figli. Lo si è appreso da fonti vicine al dossier. Secondo la stessa fonte, l’inchiesta è stata aperta ora e riguarda fatti avvenuti a Parigi.
Sono emersi inoltre ulteriori dettagli sui ‘rapporti’ tra Pavel Durov e la Francia negli ultimi anni. Il Wall Street Journal ha affermato che in un pranzo nel 2018 il presidente francese Emmanuel Macron invitò Pavel Durov a trasferire Telegram a Parigi ma il CEO di Telegram. Al fine dei conferire un maggiore grado di veridicità alla vicenda il quotidiano cita persone a conoscenza delle discussioni.
Inoltre ad avviso del Wall Street Journal nel 2017 gli 007 francesi presero di mira Durov in un’operazione congiunta con gli Emirati Arabi Uniti che hackerarono il suo iPhone. Nello specifico la sicurezza francese era preoccupata per l’uso di Telegram da parte dello Stato islamico per pianificare attacchi.
In questo particolare snodo della vicenda si apprende, secondo un documento amministrativo francese visionato in esclusiva da Politico.eu, che le autorità francesi avrebbero emesso mandati di arresto a marzo per il ceo di Telegram Pavel Durov e per il fratello co-fondatore Nikolai.
Il documento indica che l’indagine sotto copertura francese su Telegram è più ampia di quello che si possa pensare e ha avuto inizio mesi prima di quanto si sapesse in precedenza. Il caso in sostanza, ruota attorno al rifiuto di Telegram di collaborare con un’inchiesta della polizia francese sugli abusi sessuali su minori.



