Scoppia il caso sul nuovo tax credit presentato all’Italian Pavilion durante il Festival di Venezia 2024, con i produttori e gli autori che non apprezzano appieno la nuova norma nonostante il direttore generale della direzione cinema Nicola Borrelli e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni abbiano sottolineato gli aspetti positivi della riforma. Ottimizzazione delle risorse e dei criteri per la concessione del taxcredit a sostegno dei talenti e delle produzioni cinematografiche e audiovisive italiane, maggior supporto alle piccole e medie imprese del settore e tutela della creatività dei nostri artisti in materia di utilizzo dell’I.A.
Sono queste alcune delle novità frutto della revisione allo strumento del tax creditproduzione presentate nel corso di un evento promosso da DGCA-MiC, ma le polemiche però non sono mancate
“Ci sono 350 lungometraggi che hanno chiesto credito di imposta negli ultimi anni e ancora non sono usciti in sala, ma sappiamo quante opere escono ogni giorno”, sono le parole di Nicola Borrelli che giustifica le novità come una necessità a causa di tanti che si approfittano del tax credit e poi non terminano i lavori “Le domande per il 2023 potevano essere presentate da opere che avevano iniziato le riprese e ora dovevano essere terminate. Bisogna intervenire per evitare produzioni senza senso, dobbiamo salvaguardare il sistema perché se si superano i tiraggi non sarà un sistema sano. Va tolta di torno quella produzione non sana. Non è un intervento non fatto per risparmiare, ma per razionalizzare e mettere in sicurezza il sistema. Se non facciamo qualcosa rischieremmo di stare tre anni senza credito d’imposta”.
Borrelli poi accusa: “Alcuni film vengono smontati dopo una settimana dalle sale, noi chiediamo per film con costo sopra i 3,5 milioni di avere 300 mila euro di investimento in pubblicità. Sotto i 3,5 milioni abbiamo chiesto un investimento minimo di 90 mila euro”, per poi sottolineare “ Nessuno vuole creare problemi a chi fa questo lavoro, ma va trovato un modo per evitare gli abusi. Se non interveniamo rischiamo di perdere credito d’imposta per tre anni secondo quanto ci ha detto il MEF”.
Lucia Borgonzoni sottolinea come di essere sempre a disposizione di tutti e che il Ministero non è un nemico: “Rafforzare il sistema produttivo operando una distinzione chiara e regolamentata tra le opere pensate sul mercato e per il mercato e quelle “difficili”. Sostenere gli artisti e le maestranze italiane, soprattutto i più giovani, tutelando il loro talento da un uso inappropriato delle nuove tecnologiche (come ad esempio l’I.A.), sostenendone lo slancio verso un panorama quanto più internazionale. Il taxcredit, ci tengo a precisare, è stato pensato in un’ottica di crescita del comparto e le modifiche apportate vanno nella direzione di limare le storture emerse negli anni e valorizzare le nostre eccellenze per un’industria sana, da oggi ancora più forte”.
Le accuse delle categorie
Le accuse principali da parte le categorie verso la riforma riguardando le regole distributive per accedere al Tax Credit, diverse rispetto ai criteri fissati lo scorso anno. Anche la situazione del service, con le spese che potranno essere rendicontate senza subbapalto hanno fatto irrigidire produttori e maestranze. La parte più discussa però è nei pre requisiti rispetto ai finanziamenti selettivi, con una nuova commissione ancora da nominare e l’esclusione dei fondi ottenuti dalle film commission regionali. I tempi sono strettissimi e si rischia di avere la risposta su questi ultimi solo a fine novembre, con pochi giorni per presentare la domanda per il tax credit. C’è poi l’aspetto delle coproduzioni internazionali che con i nuovi paletti rischiano di essere meno attratte dall’Italia, con il Mic che risponde “Non esiste nessun paese al mondo dove vai e ti aprono rubinetti di finanziamento diretto, la situazione in Francia prevede finanziamenti alla fine della produzione”, ha chiosato Borrelli. Borgonzoni dal canto suo si è detta disponibile al dialogo, anche se la situazione per riportare il sereno tra MIC e associazioni di categoria sembra alquanto complessa.



