Caso Boccia-Sangiuliano, c’è qualcosa che non quadra. Qualcosa, se vogliamo, anche di oscuro, per quanto un simile termine possa adattarsi a una vicenda con evidenti tratti grotteschi, boccacceschi, nonché da ridanciana commedia all’italiana.
Le chat private tra il ministro e la prorompente Maria Rosaria archiviate, spezzoni di registrazioni postati su Instagram tanto a far intendere che ce ne sarebbero tanti altri (imbarazzanti) pronti alla divulgazione, vari documenti riservati che girano e, dulcis in fundo, l’inquietante abitudine della Boccia di girare per il Palazzo con occhiali-spia, vale i dire i sofisticatissimi Ray-Ban Meta, prodigi della tecnologia elettronica capaci di filmare, registrare, scattare foto senza che nessuno se ne accorga: c’è materiale sufficiente per una spy story, una saga alla 007 magari all’amatriciana, ma sufficiente a porre domande poco tranquillizzanti. Quanto materiale scottante è nella disponibilità di Maria Rosaria? Quanta potenzialità di ricatto c’è in questa storia? Intelligence e ricatti, si sa, sono i convitati di pietra dell’odierna vita politica.
La domanda di fondo è: il caso Boccia-Sangiuliano è solo la vendetta di una aspirante consigliera tradita dal suo amante o non è piuttosto una vicenda più oscura, cioè un tentativo di ricatto alla politica (o di tentato screditamento di un uomo politico) operato da un gruppo di spioni? Persino “la Repubblica”, quotidiano non certo tenero con il governo, allude , in un fondo di Conchita Sannino, alla possibilità di una «squadra» dietro Maria Rosaria. Quella di un possibile zampino spionistico è ormai una sorta di “vox populi”, tanto che sui social la Boccia è diventata una specie di “Mata Hari” dei nostri tempi.
Complottismo? Sarà pure. Certo è però che, se così fosse, nessuno se ne stupirebbe.
Il punto è che simili sospetti non sorgerebbero se il mondo della destra non fosse oggetto, dalla nascita del governo Meloni in poi, di torbide operazioni spionistico-mediatiche volte a creare problemi di immagine a FdI e alla sua classe dirigente.
Vogliamo parlare, tanto per dirne una, dell’inchiesta “giornalistica” di Fanpage ai danni dell’organizzazione giovanile di FdI che ha tenuto banco nei mesi scorsi e per diversi giorni sui media? Per un certo periodo una inviata del giornale on-line si infiltra in un circolo di ragazzi di destra filmando e registrando, all’insaputa di chi le sta attorno, tutto quello che considera “compromettente”. Dopo un po’ scoppia il caso, perché tutto quel materiale (niente altro che goliardate dal sapore “nostalgico” in feste private) viene inviato in tv con l’idea di provare l’indole “neofascista” dei giovani di FdI. Si tratta di una semplice inchiesta giornalistica o non c’è qualcosa d’altro dietro, tenuto conto che tutta quella operazione deve essere costata un bel po’? Sicuro è il fatto che il metodo utilizzato è quello tipico delle organizzazioni di intelligence più che delle testate giornalistiche.
E che dire poi della vicenda dossieraggi su cui sta indicando la Procura di Perugia? Ad essere indagati sono un ufficiale della Guardia di Finanza e un ex Pm che avrebbero raccolto illecitamente informazioni su centinaia di personaggi pubblici avendo accesso alla banca dati della direzione nazionale antimafia. Il caso è emerso per un esposto del ministro della Difesa Guido Crosetto a seguito di un articolo comparso su “Domani” su redditi da lui percepiti (del tutto lecitamente) prima di diventare ministro. Come ha fatto quel quotidiano ad avere informazioni tanto riservate? I dati glieli avevano appunto passati i due personaggi oggi sotto inchiesta a Perugia. Garda caso, anche qui l’apparato spionistico-mediatico colpisce un esponente della destra.
Ricapitoliamo. Caso Boccia-Sangiuliano, caso Fanpage-FdI, caso dossieraggi: per Agatha Christie tre indizi fanno una prova. E la prova ci dice che la politica oggi è sotto attacco da centrali di intelligence collegate a poteri coperti. Oggi quest’attività colpisce la destra. Ma è bene che la sinistra non se ne approfitti troppo. Perché un giorno potrebbe toccare anche a lei.



