Dossieraggi, spunta lo zampino dei Servizi. È uno sviluppo inquietante che era però ampiamente prevedibile già all’esplosione del caso. Ora se ne ha la conferma: nell’inchiesta condotta da Raffaele Cantone entra un funzionario dell’Aise. Non è molto rassicurante quanto dichiarato dal procuratore capo di Perugia: «La vicenda Crosetto non è altro che una goccia nel mare». Ricordiamo che l’inchiesta è partita a seguito di un esposto presentato dal ministro della Difesa.
Lo 007 finito sotto i riflettori della giustizia era in contatto con il tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano, indagato da Cantone per aver effettuato accessi abusivi nella banca dati della Direzione nazionale antimafia, organismo cui l’ufficiale delle Fiamme Gialle era addetto, per così dire, “part time”. L’agente dei Servizi avrebbe chiesto informazioni sulle operazioni bancarie di un alto prelato vaticano.
Il finanziere avrebbe sulle prime avanzato perplessità ad esaudire le richieste dello 007: «Sono notizie triplo riservate. Attenzione all’utilizzo, risalgono a me senza problemi». L’agente dell’Aise avrebbe però così rassicurato l’amico: «Non ti preoccupare, le gestisco come sai». Da questo scambio di battute -ragionano alla Procura di Perugia- «si evince la sussistenza di un pregresso rapporto tra i due».
A beneficio chi non avesse seguito le puntate precedenti ricordiamo che nell’archivio elettronico della Dna finiscono tutte le segnalazioni delle banche (esiste in tal senso un obbligo di legge) per le transazioni dei loro clienti dall’apparenza anomala, ma che, in realtà, anomale non lo sono quasi mai, trattandosi semplicemente di operazioni non abituali per il correntista oppure di transazioni che eccedono una certa cifra. Comunque sia, parliamo di operazioni da tenere riservate perché riguardano la vita privata e lavorativa delle persone.
Ricordiamo anche che il caso ha fatto sensazione perché gli accessi abusivi per i quali è indagato Striano risultano diretti ai danni di migliaia di personaggi pubblici: politici, giornalisti, imprenditori, esponenti dello sport. Praticamente, una fetta consistente dell’attuale classe dirigente italiana: da Matteo Renzi a Giuseppe Conte, a Rocco Casalino, al presidente della Federcalcio Raffaele Gravina. È risultato inoltre che Striano fosse in contatto con alcuni giornalisti, ai quali passava le informazioni riservate che costoro gli chiedevano. Tra questi giornalisti alcuni redattori di “Domani”, che provarono (arbitrariamente e maldestramente) a mettere in mezzo Guido Crosetto, ottenendo soltanto l’effetto di provocare l’indignata (e più che giustificata) reazione del ministro.
Fino agli sviluppi odierni, c’era chi tentava di minimizzare il caso presentando l’intera vicenda come una sorta di piccolo apparato mediatico-spionistico messo su da un gruppo di “furbetti”. Ora, con il coinvolgimento di un agente dell’Aise, la vicenda assume contorni ben più ampi e preoccupanti. Tali sviluppi smentiscono definitivamente l’ipotesi (già di per sé inverosimile) che Striano abbia potuto muoversi solo per fare piaceri agli amici giornalisti. Di qui – dicono i pm di Perugia – la necessità di «accertamenti ulteriori finalizzati a comprendere, laddove possibile, per conto di chi Striano abbia potuto agire». Si giornali si comincia a parlare già di un «secondo livello» di questa attività di intelligence.
Stiamo per scoprire l’esistenza di una vera e propria centrale spionistica volta al dossieraggio? Certo è che la pratica della schedatura dei personaggi pubblici è una brutta (e vecchia) abitudine dei Servizi e degli apparati vari che agiscono in Italia. È rimasta famosa la storia dei fascicoli riservati su politici, militari, intellettuali, ecclesiastici preparati dal Sifar (il nostro vecchio servizio segreto) tra gli anni Cinquanta e Sessanta. All’epoca il dossieraggio poteva essere motivato (ma non certo giustificato) dalle esigenze della guerra fredda oppure della lotta interna tra (e dentro) i partiti.
Oggi si può più verosimilmente trattare di una sorta di mercato delle informazioni private e riservate (il grande business dei nostri tempi). E tutto ciò a niente altro che a fini di ricatto, attività purtroppo diffusa in questa fase storica. Come altre, grottesche vicende di questi giorni ci stanno tristemente mostrando.



