Cosa pensa davvero Orsini (Confindustria)? Dopo la Finanziaria…

giovedì, 19 Settembre 2024
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Più investimenti, un alleggerimento del carico fiscale e una rivisitazione del Green Deal europeo. In due parole è questo il programma – pragmatico, concreto, basato su freddi fatti – del nuovo presidente di Confindustria Emanuele Orsini, presentato ieri durante il suo primo discorso pubblico.

Un intervento che ha offerto una fotografia chiara delle aspettative degli industriali italiani nei confronti del governo, al quale si propone collaborazione priva di riserve ma senza offrire cambiali in bianco, offrendo considerazioni di pungente realismo.

Uno dei punti principali toccati da Orsini è stato il taglio del cuneo fiscale, una misura che il leader di Confindustria ha chiesto di rendere permanente, sottolineando come l’elevato costo del lavoro rappresenti un freno alla competitività delle imprese italiane, nonostante le retribuzioni siano al di sotto della media europea. Questo tema è da sempre caro agli industriali, e il presidente ha ribadito l’importanza di rafforzare le misure a favore delle imprese, come l’aliquota premiale sull’Ires per i profitti reinvestiti e l’abolizione dell’Irap per le società di capitali.

La relazione di Orsini ha però puntato dritto su alcuni punti critici delle politiche europee, in particolare sul Green Deal, che secondo il presidente di Confindustria rischia di mettere a repentaglio il futuro dell’industria italiana. “La decarbonizzazione inseguìta al prezzo della deindustrializzazione è una débâcle”, ha affermato, chiedendo una revisione delle scadenze previste per il phase-out dei motori a combustione. Orsini ha ribadito la necessità di un’applicazione più graduale e realistica degli obiettivi ambientali, un tema sul quale Meloni si è trovata in accordo, impegnandosi a lavorare per correggere le rigidità del Green Deal.

L’energia è stato un altro dei temi chiave. Orsini ha spinto per un’accelerazione sul nucleare di ultima generazione, definendolo una scelta strategica per ridurre la dipendenza energetica dall’estero e abbattere i costi che in Italia sono superiori del 40% rispetto alla media europea. In linea con questa visione, anche la premier ha espresso il suo sostegno per una maggiore indipendenza energetica, considerandola cruciale per la sicurezza nazionale.

Non sono mancate le aperture al dialogo con i sindacati. Orsini ha parlato esplicitamente di “responsabilità collettiva” e di un impegno comune tra le parti sociali per aumentare la produttività del Paese, definendo la produttività stessa come un valore sociale. Ha anche ammesso la necessità di affrontare il tema delle retribuzioni, che in Italia rimangono un punto dolente, soprattutto per le professioni più qualificate, che il Paese fatica ad attrarre. Il richiamo alla sicurezza sul lavoro e l’invito a un tavolo congiunto permanente su questo tema hanno completato un quadro di collaborazione, in cui Confindustria si è detta pronta a fare la sua parte, senza limitarsi solo a chiedere.

Giorgia Meloni ha incassato l’apertura e ricambiato lodando le capacità del tessuto produttivo italiano, in grado di dimostrare resilienza in questi ultimi difficili anni. La premier ha promesso un confronto “molto concreto” sulle questioni economiche, a partire dalla conferma del taglio del cuneo fiscale, e ha ribadito il suo impegno a sostenere le imprese, in linea con il mantra meloniano del “non disturbare chi vuole fare”.

Meloni ha chiuso il suo intervento con una promessa di continuità: la terza legge di bilancio del suo governo sarà all’insegna del “buonsenso e serietà”, concentrando le risorse su chi assume e su chi crea valore. Tra gli obiettivi dichiarati, ha inserito anche la riforma della giustizia e l’autonomia differenziata, temi su cui il governo si impegnerà a fare “quello che va fatto”, nonostante le resistenze politiche.

In questo scenario di sfide e opportunità, il legame tra Palazzo Chigi e viale dell’Astronomia sarà cruciale per determinare la direzione dell’economia italiana nei prossimi anni. La sintonia manifestata ieri tra Orsini e Meloni – all’inizio del mandato del presidente di Confindustria – è poco significativa. Per capire quali sono le relazioni tra industriali e governo dovremo aspettare la presentazione della prossima Finanziaria. Lì finalmente capiremo cosa pensa davvero Orsini di questo esecutivo.

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