Manifestazione 7 ottobre, antisemitismo e sinistra sotto accusa

giovedì, 3 Ottobre 2024
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7 ottobre 2024, dovrebbe essere un giorno dedicato a una commemorazione triste, un giorno di riflessione sul demone della guerra che ritorna. Invece sarà un giorno di polemiche, di parole incendiarie, di violenza (speriamo solo verbale).

L’Italia è costretta a fare nuovamente i conti con l’antisemitismo. Un antisemitismo diverso da quello che conosciamo, per certi versi più perverso di quello del passato perché ammantato di ragioni “umanitarie”. Parliamo del nuovo antisemitismo di sinistra.

Il primo, eclatante effetto di questo clima d’odio lo sopporteranno, con ogni probabilità, i cittadini della Capitale sabato prossimo. Il 5 ottobre scenderà su Roma, da tutta Italia,  il “fior fiore” dell’estremismo nostrano d’impronta filopalestinese . C’è il forte (e fondato) timore di incidenti di piazza, dal momento che i centri sociali sfideranno il divieto del ministero dell’Interno, che ha proibito manifestazioni in vista della ricorrenza della mattanza di innocenti cittadini israeliani compiuta un anno fa da Hamas. È aberrante -ragionano al ministero guidato da Matteo Piantedosi – celebrare un eccidio. In questo caso non si viola il diritto di manifestare, come i politici amici degli estremisti tendono ad affermare. Si impedisce solo l’apologia di un massacro disumano, cosa che una democrazia non può davvero tollerare. È come se, per intenderci, si permettesse a gruppi di fanatici esaltati di “festeggiare”, chessò, il 16 marzo del 1978, giorno della strage di via Fani e del rapimento di Aldo Moro.

A essere agghiacciante non è solo il fatto che si organizzi una manifestazione a ridosso di una terribile ricorrenza, ma è anche il modo in cui gli estremisti filopalestinesi motivano una simile sconcezza. Lascia letteralmente basiti il comunicato del centro sociale Vittoria di Milano, uno dei gruppi che hanno organizzato la manifestazione di sabato prossimo: «Noi ricordiamo il 7 ottobre come la data in cui il popolo palestinese ha messo in gioco la propria esistenza per non morire giorno dopo giorno nell’assoluta indifferenza. Noi siamo tragicamente consapevoli che senza il 7 ottobre, senza la sua Resistenza, il popolo palestinese non esisterebbe più come identità, cultura, tradizioni. Per questo non accettiamo il divieto di manifestare».

Dunque, se capiamo bene, per questi attivisti filopalestinesi, trucidare, violentare, seviziare gente innocente è cosa perfettamente legittima ai fini dell’affermazione delle  ragioni di un popolo. Dire che siamo di fronte a un delirio è dire poco. E altrettanto sconcertanti sono le parole dei Giovani Palestinesi in Italia: «Il 7 ottobre è la data di una rivoluzione». Non si parla dei morti di quel giorno. Evidentemente, per i palestinesi estremisti e per i loro amici italiani, le vittime ebree non appartengono al genere umano.

Colpisce (e non poco) che, né il Pd né i suoi alleati, sentano bisogno di denunciare certe aberrazioni prendendo le distanze in modo netto e deciso  da questo mondo intossicato dall’odio e dall’ideologismo più becero. Sempre pronti ad accusare Giorgia Meloni e FdI di non condannare a sufficienza l’estremismo di destra, Elly Schlein e compagni fanno i difficili e operano i soliti distinguo quando invece si trovano di fronte agli apologeti  di Hamas. Per la politica e la stampa di sinistra, il coro nostalgico di qualche giovane di destra un po’ brillo è un “pericolo per la democrazia” , invece sono birichinate da ragazzi le manifestazione di plauso alle atrocità  islamiste.

Se le cose stanno così, allora non ci dobbiamo stupire se in Italia sta pericolosamente montando l’antisemitismo. È crescente l’allarme per il clima pesante che si respira intorno alle comunità ebraiche. Ed è un fenomeno che riguarda sia l’Italia sia altri Paesi occidentali. Ad alimentare questo clima non è solo la crescita dell’islamismo in tutta Europa ma anche la corrente favorevole all’estremismo filopalestinese che si è affermata nel corso degli anni.

L’antisemitismo di sinistra non lo scopriamo certo ora. È un sentimento d’odio sdoganato fin dagli Settanta sotto la forma dell’”antisionismo”. Ma ormai la distinzione tra i due “anti” è saltata. La fine di questa equivoca distinzione è testimoniata da molti segnali, non ultimi il cartello in piazza contro Liliana Segre (accusata di essere “agente sionista”) oppure l’aggressione il 25 aprile contro la Brigata ebraica da parte dei centri sociali.

Il prossimo 7 ottobre questo antisemitismo verrà allo scoperto. E le “anime belle” della sinistra di lotta e di salotto non potranno più nascondersi. Dovranno dichiarare da che parte stanno.

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