Attacco dei giovani leghisti a Tajani, Salvini alla fine ha scongiurato il peggio. Ma la tensione nel centrodestra resta alta.
La bordata del resto è stata pesante. Sul prato del raduno leghista, i ragazzi del Carroccio hanno issato uno striscione contenente parole piuttosto offensive contro il ministro degli Esteri: «Ius scholae in vista? Tajani scafista». Il tutto condito con cori irriguardosi all’indirizzo del leader di Forza Italia.
Una ragazzata? Sarà, ma certo s’è trattato di una “marachella” ben tollerata dai “grandi”. Vicino ai giovani del Carroccio, c’erano parlamentari ed esponenti vari della Lega. E nessuno è intervenuto per spegnere i bollenti spiriti dei virgulti padani. Non appena l’attacco contro Tajani è stato reso noto dalle agenzie, è partita la contraerea di Forza Italia. «Slogan volgari e frasi fatte di miserabile livello», ha tuonato il capogruppo alla Camera Paolo Barelli. Di lì a breve poteva scoppiare l’incendio. A quel punto è intervenuto Salvini in veste di pompiere. Il leader ha bollato la bravata dei suoi giovani come l’iniziativa di «quattro scemi» e subito dopo si è profuso nelle scuse all’ «amico e alleato» Tajani, il quale ha apprezzato l’atto di contrizione di Matteo, non senza però avvertire che «la lealtà è il principio sul quale si regge la coalizione del centrodestra al governo».
Incidente rientrato dunque, ma questo accenno di polemica la dice lunga sul nervosismo sottopelle (e anche soprapelle) che percorre il centrodestra da questa estate, una stagione caratterizzata dall’apertura di Tajani sullo Ius Scholae, dall’insorgere dei sospetti su possibili trame di Marina Berlusconi ai danni di Giorgia Meloni, dagli attacchi a Ursula von der Leyen da parte di Salvini che tanto imbarazzo hanno creato nel ministro degli Esteri e nella premier. Nulla a che vedere, certo, con le violente spaccature del campo opposto, laddove assistiamo al manifesto boicottaggio da parte di Giuseppe Conte di qualsiasi tentativo di apertura verso il centro operato da Elly Schlein. Rimane però il fatto che i guai che scoppiano in casa altrui non devono essere visti come un’assicurazione sulla vita per il centrodestra né come la garanzia che le polemiche interne a questa parte dello schieramento politico non possano superare il livello di guardia e minarne in modo irreparabile la coesione.
E allora c’è da capire quali siano le cause dell’attuale stato di tensione nella coalizione di governo e a che cosa effettivamente puntino i suoi protagonisti, soprattutto a cosa puntino Salvini, da un parte, e Tajani, dall’altra, nelle loro rispettive fughe in avanti che sembrano ogni volta aprire una crepa nell’alleanza.
Per quello che riguarda Salvini (e lo abbiamo scritto più volte) c’è l’evidente tentativo di non perdere ulteriori consensi, cosa che potrebbe costargli cara, visto il marcamento stretto cui lo sottopongono governatori e notabili della Lega. Di qui la tendenza a puntare sempre di più sulla politica identitaria per non perdere mai i contatti con la “pancia” dell’elettorato e continuare a rappresentare in vario modo gli umori e malumori dell’opinione pubblica più radicale e politicamente scorretta. Di qui anche il suo tenersi stretto Roberto Vannacci che, del “politically incorrect”, è ormai il campione riconosciuto. Il karaoke a Pontida del leader leghista e mister 500mila preferenze (hanno cantato insieme “Generale” di Francesco De Gregori) ha tutta l’aria di un segnale sulla perdurante vicinanza di Vannacci alla Lega, un modo come un altro per allontanare la prospettiva della nascita di un nuovo partito con a capo Vannacci stesso. La “bravata” dei giovani della Lega si può quindi inserire nel quadro di questa politica fortemente identitaria promossa da Salvini per tenersi lo scettro da leader.
Più complesso è il discorso che riguarda Tajani, il quale punta in tutta evidenza a smarcarsi dalla “destra” per proporsi come faro dell’area moderata, anche e soprattutto di quella posta al di fuori del recinto del centrodestra. L’implosione del Terzo Polo e le vicissitudini di Matteo Renzi nel centrosinistra sono tutte circostanze che favoriscono la torsione centrista del leader di Forza Italia. Si tratta, in definitiva, di una politica che può favorire l’insieme del centrodestra, permettendogli di rosicchiare consensi moderati del campo opposto. Bisogna però vedere se vari ambienti di Forza Italia (magari quelli più vicini ai fratelli Berlusconi) non coltivino l’ambizione di costituirsi come fulcro di un’autonoma area politica in via di costruzione. Ed è ovvio che in tal caso si creerebbero guai seri nel centrodestra. Bisognerà vedere come andrà il prosieguo della legislatura e come il governo riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi programmatici.
A rendere gli animi della coalizione più elettrici in questi giorni è il dibattito sulla legge di bilancio. Molti saranno saltati sulla sedia ad apprendere che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di «sacrifici per tutti», alludendo anche alla possibilità disporre nuove imposte a carico di banche e grandi aziende. Le parole “tasse” e “sacrifici” sono autentiche bestemmie per un centrodestra a trazione liberista-sovranista. Decisamente dure sono apparse in tal senso le dichiarazioni di Tajani sugli extraprofitti: «Decidere cosa è extra e cosa no, forse è da cultura sovietica».
Accusare di pulsioni paracomuniste qualche esponente della propria coalizione (pur senza nominarlo esplicitamente) è cosa assai più grave e più pesante degli sberleffi e dalle goliardate che possono partire da un gruppo di giovani leghisti durante una adrenalinica manifestazione sul prato di Pontida.



