Elly Schlein ha ormai scelto la politica dell’Aventino. Viva gli interessi di parte, al diavolo il bene comune delle istituzioni. In tale chiave va letta la scelta di boicottare il voto sulla scelta del giudice della Corte costituzionale da reintegrare dopo quasi un anno. Analogo atteggiamento il Pd ha tenuto sulla Rai, quando ha disertato il voto sull’elezione del nuovo Cda.
Sull’Aventino, la segretaria Pd vorrebbe portare l’intera opposizione, Iv e Azione compresi. In questo senso va interpretata la trionfalistica dichiarazione rilasciata da Elly dopo la fumata nera nel voto per la Consulta: «La compattezza delle opposizioni ha fermato la maggioranza». Tutti uniti sulle barricate contro “questa” destra al governo. Bisognerà però vedere se la falange dell’opposizione reggerà anche in occasione del voto in Commissione di Vigilanza Rai per la ratifica di Simona Agnes a presidente della Tv di Stato (occorre la maggioranza dei due terzi). M5S e Avs potrebbero in questo caso decidere di votare a favore, avendo entrambi ottenuto il proprio consigliere.
Al di là di come andrà a finire per la Rai, c’è da capire perché Elly ha scelto la via barricadiera della contrapposizione frontale al governo.
Prima però occorre spiegare il motivo tecnico dell’uscita dall’aula dei parlamentari dell’opposizione in occasione del voto sulla Corte costituzionale. Questo motivo dipende dal fatto che, per eleggere i membri “laici” della Consulta, occorre una maggioranza qualificata dei parlamentari. Il quorum per Francesco Saverio Marini, candidato del centrodestra, era di 363 voti (l’elezione avviene in seduta comune del Parlamento). Era un risultato alla portata della maggioranza, che poteva contare su 360 sì al giurista scelto dalla Meloni (e suo consulente): se si fosse votato regolarmente, non ci sarebbero stati problemi a racimolare, nel voto segreto, le 3 adesioni mancanti. Non ritirando la scheda, i parlamentari dell’opposizione hanno impedito che ciò accadesse. A quel punto, per evitare di bruciare il candidato, la maggioranza ha optato per la scheda bianca.
Detto ciò, va subito rilevato che questa scelta dell’Aventino è in realtà un sintomo di debolezza della Schlein: far saltare il tavolo è la classica mossa di chi non ha alternative. In sostanza, la segretaria Pd ha rinunciato a “fare politica” per perseguire soltanto il consenso personale: il fatto di alzare la voce le permette di accontentare la pancia dell’elettorato di sinistra e di tenere a debita distanza Giuseppe Conte. Diverso, certo, sarebbe il caso se il leader pentastellato non si mettesse di traverso nell’opera di costruzione di un’ampia alleanza di centrosinistra e non perseguisse una politica volta all’esclusivo vantaggio del suo partito. Ma così non è. E la conseguenza è che i rapporti tra i soggetti dell’opposizione si risolvono, in definitiva, in niente altro che in un continuo braccio di ferro, al di là delle convergenze su battaglie comuni come i referendum e al di là dello stucchevole confronto sul campo largo.
Resta però da capire come mai la classe dirigente del Pd, abituata alla politica della mediazione e alla cultura di governo, avalli una linea che compromette la regolarità della vita istituzionale (il presidente Sergio Mattarella ha esortato nel luglio scorso il Parlamento a fare in fretta nel reintegro del membro mancante della Consulta) Si dà infatti il caso che questa linea spinga il partito di largo del Nazareno a una poco edificante gara a chi è più radicale tra piddini e grillini . La spiegazione è semplice: Elly Schlein è oggi una donna sola al comando, essendo riuscita decapitare, in poco più di un anno e mezzo, la vecchia nomenklatura del Pd.
Tutti i vecchi maggiorenti (o capibastone) sono stati messi ai margini. Nicola Zingaretti è stato giubilato al Parlamento europeo, al pari dell’ex competitor Stefano Bonaccini, il quale ha rinunciato a fare il capo della minoranza Pd per accomodarsi anch’egli sui sofà di Bruxelles. Gianni Cuperlo è scomparso dai radar. Il guru Goffredo Bettini è stato ricacciato all’ambito romano in condizione di non nuocere. Andrea Orlando è stato confinato in Liguria nella partita ad alto rischio con il popolarissimo candidato del centrodestra Marco Bucci nelle elezioni regionali. Il vecchio Gian Luigi Bersani (rientrato dopo la secessione di Articolo 1) si limita a pontificare dal trespolo che gli mettono di volta in volta a disposizione Giovanni Floris e Lilli Gruber nei rispettivi talk show su La7. L’unico che sembra ancora godere dei favori della leader è il suo vecchio mallevadore Dario Franceschini, il quale si sta comunque reiventando romanziere e sta smettendo l’abito del capocorrente politico.
I soliti bene informati dicono che Elly vorrebbe replicare a sinistra jl modello della leadership carismatica interpretato con successo da Giorgia Meloni a destra. Auguri di buon lavoro alla Schlein. Stia attenta solo a non insistere troppo nel boicottaggio istituzionale: storicamente l’Aventino non ha mai portato bene alla sinistra.



