Riunito d’urgenza il Nucleo per la cybersicurezza a Palazzo Chigi ma salta il decreto in Consiglio dei ministri. Si infittisce il sequel, se così possiamo chiamarlo, delle ultime settimane che ha scoperto un vero network di cyber spie in grado di poter far saltare in aria i software e le banche dati di enti e istituzioni. In pericolo lo Stato ma anche i privati e nell’ultima riunione tra i vertici della “centrale di dossieraggio”, saltano fuori due uomini non identificati che rappresenterebbero un’articolazione dell’intelligence legata addirittura ad Israele. Nel mistero della rete di spionaggio sono stati ritrovati anche atti riservati dell’Eni. Intercettati nelle ultime ore dall’intelligence incaricata delle foto e dei colloqui di cyber spie che sembrano stringere accordi commerciali su informazioni riservate. Non è un plot di un film di spionaggio o fantascienza ma pura realtà. Dai rapporti del team di investigatori che il governo ha delegato per smantellare l’asse di spie cyber che ha messo in tilt i sitemi di enti e istituzioni emergono riferimenti ad un mandato che dicono di aver ricevuto dal Vaticano e “gli atti riservati di Eni” che sarebbero stati trovati negli uffici della Equalize. Il colosso petrolifero intanto dal canto suo ribadisce: “di non essere mai stata, in alcun modo al corrente di eventuali attività illecite condotte da Equalize a livello nazionale o internazionale”. Una sottrazione dati che pare a Eni però non risulti nemmeno. Elementi che rafforzano l’ipotesi della Dna e della Dda di Milano sui legami del “gruppo” con Paesi e servizi segreti stranieri estratti da una maxi informativa di oltre 3800 pagine depositata nell’inchiesta. Dai palazzi della politica si chiede intanto chi siano i mandanti. Primo tra tutti il presidente del Senato Ignazio La Russa e altri esponenti politici chiedono di fare chiarezza dei dossieraggi su larga scala. Negli atti il pm Francesco De Tommasi mette nero su bianco che la rete di spie, avrebbe goduto addirittura di una “‘cintura’ istituzionale” che avrebbe generato negli appartenenti al gruppo una forte sensazione di impunità.



