Gli Stati Uniti votano, l’Europa aspetta. Le elezioni presidenziali americane hanno sempre avuto conseguenze significative per il Vecchio continente, ma fino a pochi anni fa si poteva star certi che – repubblicano o democratico che fosse – il nuovo inquilino della Casa Bianca avrebbe sempre avuto un rapporto privilegiato con l’altro lato dell’Atlantico. Ora non più. Kamala Harris e Donald Trump rappresentano due visioni opposte della politica americana: una cooperativa e multilaterale, l’altra protezionista e isolazionista. Ma quale scelta conviene di più all’Europa?
Energia e Clima
Sul fronte energetico e climatico, Bruxelles troverebbe in Kamala un’alleata più affine ai propri obiettivi ambientali. Harris si è allineata alla politica di Biden nel promuovere l’Inflation Reduction Act (IRA), una serie di investimenti massicci nelle energie rinnovabili e nell’economia verde. Questa collaborazione garantirebbe stabilità e continuità alle politiche globali sul clima, rafforzando l’impegno degli Stati Uniti nella transizione ecologica e nel contenimento delle emissioni. Una presidenza Trump, al contrario, farebbe arretrare gli Stati Uniti dal percorso verso la sostenibilità. Trump ha già dichiarato di voler rilanciare l’estrazione di combustibili fossili e di opporsi all’IRA, con un conseguente rallentamento della transizione energetica che potrebbe ostacolare anche l’Europa nel raggiungere i propri obiettivi climatici.
Commercio e Concorrenza
Per quanto riguarda il commercio, le posizioni dei due candidati differiscono nettamente. Trump ha promesso una politica di “America First”, introducendo tariffe e restrizioni sulle importazioni per proteggere l’industria americana. Questo approccio ha già causato tensioni commerciali in passato, e una sua rielezione potrebbe portare a nuove barriere e a una maggiore protezione del mercato interno statunitense, penalizzando le esportazioni europee. Harris, pur non essendo particolarmente focalizzata sul commercio internazionale, garantirebbe una maggiore prevedibilità nelle relazioni commerciali, sostenendo standard più elevati di tutela ambientale e diritti umani. Tuttavia, non è detto che una presidenza Harris accetterebbe sempre le richieste dell’Europa in tema di concorrenza e antitrust, come nel caso delle sanzioni contro le grandi aziende tecnologiche americane.
Difesa e Sicurezza
Uno degli ambiti di maggiore preoccupazione per l’Europa è la difesa. Trump ha in passato criticato la NATO e accennato alla possibilità di un disimpegno degli Stati Uniti dalla difesa europea, minando la stabilità del continente e obbligando i paesi europei a potenziare i propri investimenti militari. Questa prospettiva potrebbe accentuare la dipendenza di alcune nazioni europee dagli armamenti americani, ma costringerebbe altri stati a cercare soluzioni di difesa autonome, con potenziali divisioni interne all’UE. Harris rappresenterebbe invece una continuità nella cooperazione transatlantica, anche se è chiaro che, indipendentemente dal risultato elettorale, gli Stati Uniti stanno progressivamente orientando la propria attenzione verso la regione Indo-Pacifica. L’Europa dovrà inevitabilmente affrontare una crescente responsabilità nella propria difesa.
Tecnologia e Standard Digitali
La regolamentazione tecnologica e la definizione degli standard per l’intelligenza artificiale sono aree in cui le differenze tra i due candidati sono più sottili ma comunque rilevanti. Harris sarebbe più incline a mantenere gli attuali rapporti di collaborazione con l’UE, come il Consiglio per il Commercio e la Tecnologia, mentre Trump potrebbe interrompere questi canali di dialogo, complicando ulteriormente la gestione delle sfide tecnologiche comuni. Le aziende europee del settore digitale risentirebbero anche della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che Harris ha già mostrato di voler mantenere, pur con toni più diplomatici rispetto a Trump.
Quale Scelta Conviene All’Europa?
In generale, l’Europa preferirebbe probabilmente una vittoria di Harris, che assicurerebbe maggiore stabilità nelle relazioni transatlantiche e una più ampia collaborazione su temi come il clima, la difesa e la tecnologia. Tuttavia Kamala non garantirebbe un impegno statunitense illimitato verso l’Europa. Fin dai tempi della presidenza Obama (un altro democratico) gli Stati Uniti stanno riorientando il proprio focus strategico e l’Europa dovrà rafforzare le proprie capacità per affrontare un futuro in cui non potrà sempre contare sul supporto yankee. Una vittoria di Trump avrebbe forse l’effetto di una spiacevole ma salutare doccia fredda, obbligando l’Europa a prendere misure drastiche per garantire la propria sicurezza e la stabilità economica.
Indipendentemente dall’esito elettorale, per l’Europa si profila insomma la necessità di diventare finalmente adulta, un attore autonomo sulla scena mondiale, in grado di gestire le proprie sfide interne ed esterne senza dipendere da nessuno. Purtroppo non siamo certi che gente come Scholz e Macron sia adatta alla sfida.



