Nel 2016, quando Donald Trump vinse inaspettatamente le elezioni, praticamente tutti i maggiori esperti economici, analisti di mercato e commentatori finanziari prevedevano un disastro imminente. Smentiti. Il premio Nobel Paul Krugman arrivò a profetizzare un crollo permanente dei mercati globali. Smentito. Goldman Sachs avvertiva di una probabile recessione. Smentito. Il Financial Times parlava di “apocalisse economica”. Smentito.
La realtà si è rivelata drasticamente diversa.
Oggi, con Trump nuovamente presidente, cosa ci aspetta? L’esperienza della prima Trumponomics ha insegnato che le politiche economiche non convenzionali possono produrre risultati sorprendenti, sfidando i dogmi dell’economia mainstream, vediamo il dettaglio per capire come Trump intenda operare.
La Trumponomics, con il suo mix non convenzionale di tagli fiscali aggressivi, deregolamentazione massiccia e protezionismo commerciale, ha prodotto risultati che hanno smentito clamorosamente i critici. Mentre gli economisti mainstream prevedevano che i dazi avrebbero devastato l’economia americana, il mercato del lavoro ha invece raggiunto la piena occupazione, con la disoccupazione ai minimi da 50 anni (3,5%).
Wall Street, che temeva un crollo, ha vissuto invece un boom storico: l’S&P 500 è salito del 67% e il Dow Jones del 56%. Contro ogni previsione degli esperti, che paventavano inflazione galoppante dai tagli fiscali, i prezzi sono rimasti stabili intorno al 2%.
La guerra commerciale con la Cina, che secondo gli analisti avrebbe dovuto affossare l’economia USA, ha invece portato a una riduzione del deficit commerciale bilaterale da $375 miliardi a $310 miliardi. Le previsioni catastrofiche sulla fuga dei capitali si sono rivelate infondate, con gli investimenti esteri che sono rimasti robusti.
Il settore energetico ha completamente smentito gli scettici: contro le previsioni di declino, gli USA sono diventati il primo produttore mondiale di petrolio, passando da 9,3 a 12,2 milioni di barili al giorno.
Persino i salari reali, che secondo molti economisti sarebbero rimasti stagnanti, sono cresciuti del 6,8% in termini reali, con i maggiori benefici per le fasce medio-basse della popolazione.
La deregolamentazione, che molti prevedevano avrebbe causato caos nei mercati, ha invece ridotto i costi di compliance per le imprese di circa $50 miliardi, stimolando investimenti e assunzioni.
Questo track record di previsioni errate ha minato seriamente la credibilità dell’establishment economico tradizionale. Gli esperti che avevano deriso l’obiettivo di Trump di una crescita del 3% sono stati smentiti dai fatti. I prestigiosi modelli econometrici delle maggiori istituzioni finanziarie si sono rivelati inadeguati a catturare l’impatto di politiche non ortodosse.
La lezione più importante è forse che i modelli economici tradizionali, basati su decenni di ortodossia del libero scambio e della globalizzazione, potrebbero non essere più adeguati a interpretare una realtà economica in rapido cambiamento. La Trumponomics, nel bene e nel male, ha dimostrato che esistono strade alternative alla gestione dell’economia, anche quando queste sfidano il consenso degli esperti. La Ue deve prendere appunti, con la Germania ormai nel baratro, deve velocemente adeguarsi e liberare i bilanci, Trump chiederà contributi per la Nato e serviranno molti liquidi per mantenere la sicurezza dopo l’uscita Usa dall’Ucraina (i pacchetti di armi verranno bloccati).
Come ha dimostrato la storia recente, sottovalutare l’impatto potenziale di un secondo mandato Trump sarebbe un errore, anche grave. Serve rimettere al centro i bisogni reali dei cittadini europei evitando austerità e patti di stabilità o l’Europa non potrà sostenere le conseguenze della guerra economica in corso. Servono scelte sagge.

