Killer o giustiziere sociale? Sempre un campanello d’allarme

martedì, 10 Dicembre 2024
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Alla fine, l’hanno pescato mentre stava tranquillamente consumando un panino in un McDonald’s della Pennsylvania. Luigi Mangione, 26enne di origine italiana e presunto killer del magnate delle assicurazioni Brian Thompson, non ha fatto nulla per cancellare le sue tracce e non farsi trovare. Ed è questo il fatto che fa riflettere di più. Comunque ci troviamo davanti a un crimine inquietante.

Voi direte: tutti i crimini sono inquietanti. Certo. Però non tutti sono inquietanti allo stesso modo. Ci sono i crimini efferati, ma che rientrano nell’ordinaria galleria degli orrori contemporanei. Di fronte a questo genere di atti rimaniamo sgomenti, ma non ci scomponiamo più di tanto perché sappiamo, purtroppo, che i mostri sono tra noi e che dobbiamo sempre trovare il modo per difenderci.

Ci sono poi crimini non efferati, perché compiuti da persone “normali”, con modalità “chirurgiche” e addirittura con motivazioni di “giustizia”. Di fronte a tali misfatti non rimaniamo inorriditi perché non presentano aspetti raccapriccianti. Ma ci sentiamo comunque inquieti. Perché sentiamo di doverci difendere, non dal killer che può circolare nel mondo esterno e vicino a noi, ma dal killer che si può annidare dentro di noi. Il killer che scaturisce da un senso frustrato di giustizia sociale.

È proprio questo il caso di Mangione e della sua vittima, Thompson, capo di UnitedHealthCare, una delle maggiori aziende assicurative americane e una delle più impopolari, perché accusata di truffare di fatto i suoi assicurati, dal momento che spilla soldi ai suoi assistiti senza risarcirli come dovrebbe.

Inquietante è il modo “educato” con il quale il giovane killer ha giustificato il suo crimine: «Mi scuso per i traumi creati ma andava fatto, bisognava eliminare questo parassita». È assai probabile che queste parole possano incontrare l’approvazione più o meno tacita di una parte della popolazione americana. Negli Usa, le assicurazioni sanitarie sono diventate un vero e proprio problema perché il fatto di avere una copertura assicurativa sanitaria non garantisce la tranquillità a molti dei suoi detentori. Infatti, una porzione significativa di assicurati è costretta a ritardare esami e accessi ai servizi sanitari a causa dei costi e quando non può farne a meno accumula conti da saldare finendo per indebitarsi se non a rinunciare ad altre fondamentali voci di spesa. Trattandosi di salute, c’è davvero di che preoccuparsi, perché molte persone si ammalano per non aver compiuto esami decisivi a cui pure avrebbero diritto.

Noi in Italia ci lamentiamo per il servizio pubblico sanitario e ciò a causa principalmente delle interminabili liste di attesa per visite e controlli. Ma il nostro sistema, tipicamente europeo (al di là della sua efficienza), è di gran lunga da preferire al sistema americano, dove l’assistenza pubblica è fortemente penalizzata dall’ipercapitalismo che governa l’apparato di tutela della salute.

E a inquietare ulteriormente, nell’omicidio Thompson, è il fatto che il giovane killer non sia affatto un disperato e un poveraccio, ma un tipico rappresentante della classe media-agiata americana. Ciò significa che il germe della rabbia e della vendetta sociale è molto diffuso nella società americana, indipendentemente dal fatto, per quanto riguarda questo singolo caso, che Mangione sarebbe un seguace del terrorista anarchico Unabomber.

Il problema al dunque è il vasto malessere sociale che percorre la società americana e che trova uno dei suoi principali luoghi di espressione proprio negli alti costi dell’apparato sanitario. Speriamo che non accada, ma, vista la velocità con la quale si diffondono oggi i comportamenti più trasgressivi, c’è il fondato timore che l’omicidio  di Thompson possa, prima o poi, essere seguito da atti di emulazione.

Ma il campanello di allarme che risuona con questo crimine dovrebbe arrivare anche a noi europei, che pure non viviamo lo stesso disagio degli americani per l’ingiustizia del sistema sanitario. La questione è che anche nella nostra società s’avverte  lo strapotere dei colossi finanziari (come sono appunto le compagnie assicurative), contro i  quali non disponiamo al momento di validi strumenti di difesa. Questo potere,  cresciuto negli ultimi decenni con la globalizzazione, straripa nel mondo contemporaneo senza contrappesi e controlli.

Ci sarebbe bisogno di una credibile alternativa sociale.  Ci sarebbe bisogno della rinascita degli Stati e della politica. Dà i brividi il solo pensiero che il domani possa essere caratterizzato, da un lato, dai centri del potere finanziario e , dall’altro, da un pulviscolo di terroristi individuali, più o meno “gentili”.  

 

 

 

 

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