A margine del panel di Atreju dedicato all’energia, il segretario della Flaei CISL, Amedeo Testa, ha rilasciato un’intervista toccando temi centrali per il futuro del Paese. Dalla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, passando per le politiche sindacali nel settore elettrico, fino al dibattito sul nucleare e il futuro dell’automotive, Testa ha offerto una visione chiara e diretta. Ecco l’intervista integrale, divisa per domande e risposte.
Segretario Testa, durante il panel di Atreju sull’energia, il segretario Sbarra ha sottolineato l’importanza della partecipazione dei lavoratori. Qual è la sua visione al riguardo?
“La partecipazione non è solo un’idea di parte. I nostri costituenti lo hanno sancito chiaramente nell’articolo 46 della Costituzione, che riconosce ai lavoratori il diritto di partecipare alla gestione delle imprese. Noi, con il segretario generale Sbarra in testa, stiamo portando avanti questa battaglia, raccogliendo firme per promuovere la partecipazione. Non è presunzione, ma convinzione: crediamo che la partecipazione sia la strada giusta per costruire e migliorare il Paese, senza ribaltare i tavoli. È un modello diverso, rispetto a chi preferisce lo scontro.”
Parliamo di politiche sindacali nel comparto elettrico. Crede che siano sufficienti e a favore dei lavoratori, considerando anche la posizione di CGIL e UIL?
“Nel settore elettrico, c’è una buona unità d’intenti tra i sindacati sulle questioni di merito. Tuttavia, la Flaei CISL ha sempre avuto una visione chiara e controcorrente rispetto a certe scelte passate. Mi riferisco alla liberalizzazione del settore elettrico, decisa con il decreto Bersani. All’epoca, la CGIL sosteneva quella decisione, ma noi, invece, abbiamo sempre ritenuto fosse un errore. Oggi possiamo dire che avevamo ragione: le liberalizzazioni e le privatizzazioni in Italia sono fallite. Un dato lo dimostra chiaramente: le bollette per chi ha scelto il mercato libero sono aumentate del 23% rispetto a chi è rimasto nel regime di maggior tutela. Non lo dico io, è un dato di fatto, non un dato sindacale.”
Sul tema del nucleare, si ipotizza un nuovo referendum. Ha ancora senso dire ‘no’ al nucleare di ultima generazione, considerato che compriamo energia nucleare dalla Francia?
“Non ha mai avuto senso dire ‘no’ al nucleare, figuriamoci oggi. Chi conosce il settore sa che le rinnovabili non possono coprire il fabbisogno energetico della nazione. Certo, le rinnovabili sono importanti, ma da sole non bastano. Il nostro fabbisogno energetico deve essere garantito da fonti fossili, che però sono finite. Allora, o si è a favore o contro, ma bisogna essere onesti. Io sono a favore del nucleare non per ideologia, ma per necessità. L’energia nucleare è essenziale per l’indipendenza energetica nazionale. Possiamo anche fare come gli struzzi e comprare energia dall’estero, ma la realtà non cambia. A pochi chilometri dai nostri confini, la Francia produce energia nucleare e noi la compriamo. Non ha senso continuare con questa ipocrisia.“
Restando sul tema energia, il passaggio all’auto elettrica è spesso presentato come la strada maestra per il futuro. Condivide questa visione?
“L’auto elettrica, per come è stata pensata, è un fallimento annunciato. Lo aveva già detto Marchionne, e aveva ragione. Non si tratta di essere pro o contro, ma di fare i conti con la realtà tecnica. Per far funzionare le colonnine di ricarica, serve una rete elettrica potenziata 10 volte rispetto a quella attuale. Pensate che una colonnina di ricarica veloce equivale a collegare alla rete 30-50 appartamenti. Questo significa che, dietro ogni colonnina, c’è il bisogno di una rete elettrica completamente nuova. Ma una rete così non si costruisce in 2 o 3 anni. Servirebbero 20, 30, anche 40 anni. Nonostante i progressi tecnologici e la digitalizzazione della rete, il tutto-elettrico è impossibile da raggiungere entro il 2035, come invece vorrebbe l’Europa. Possiamo discuterne all’infinito, ma tecnicamente è impossibile.”
Il presidente del Senato La Russa ha proposto di abbassare il quorum referendario al 40% più uno. Potrebbe essere una scelta decisiva per quesiti fondamentali come quelli sull’energia e il nucleare?
“Il quorum è una questione politica, e non voglio esprimermi su questo. Dico però una cosa: il referendum sul nucleare del passato ha causato un danno enorme al nostro Paese. Lo stesso vale per il referendum sulla ricerca. La maggior parte delle crisi che affrontiamo oggi derivano dal costo dell’energia, che è molto più alto rispetto agli altri Paesi. Le scelte del passato sono state clamorosamente sbagliate e ne paghiamo ancora le conseguenze. Più partecipazione è sempre un bene, ma a volte le scelte emotive hanno portato a danni irreparabili, come è accaduto con il no al nucleare. Questo Paese avrebbe bisogno di guardare avanti con più lungimiranza.”
Il video con l’intervista a Testa ad Atreju



