Pietro Orlandi sit in a Roma: “La pista di Londra è decisiva per Emanuela” | Video

sabato, 18 Gennaio 2025
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Oggi, sabato 18 gennaio, si è svolto a Roma, in Piazza Cavour, il tradizionale sit-in organizzato dalla famiglia Orlandi in occasione del compleanno di Emanuela, che cade il 14 gennaio. La scelta del sabato ha permesso una maggiore partecipazione, con sostenitori giunti anche dall’estero per chiedere giustizia e verità sulla scomparsa della cittadina vaticana, avvenuta nel 1983.

Durante l’evento, Pietro Orlandi ha aggiornato i presenti sui lavori della commissione parlamentare e ha denunciato il continuo silenzio delle istituzioni, sia italiane che vaticane, rispetto alla pista di Londra, che ritiene decisiva per fare luce sulla sorte di sua sorella. Ha inoltre condiviso dettagli inquietanti emersi da alcune testimonianze e documenti legati al caso.

Emanuela Orlandi sit in a Roma, la pista di Londra e i cinque fogli

“La pista di Londra è centrale. Troppi elementi collegano quella città alla vicenda di Emanuela. Se le autorità avessero fatto il loro lavoro, probabilmente oggi sapremmo molto di più. Ora mi hanno detto che commissione parlamentare e procura ci stanno lavorando”, ha dichiarato Pietro Orlandi. Secondo quanto riportato, già nel 2011 alcune testimonianze indicavano che Emanuela fosse stata portata in Inghilterra, con riferimenti a ospedali tra Londra e Birmingham. Questa ipotesi è stata ulteriormente corroborata nel 2017 con la comparsa dei “cinque fogli”, documenti che indicavano presunte spese sostenute dal Vaticano per Emanuela a Londra tra il 1983 e il 1997.

“Una persona a Londra mi ha fornito questi documenti, dicendomi che provenivano da un furto all’interno di una cassaforte in Vaticano. Mi disse: ‘Non ho i fogli in mano, ma posso raccontarti il loro contenuto’. I dettagli erano troppo precisi per essere inventati. Nomi, date e riferimenti a strutture mediche. Eppure, il Vaticano si è affrettato a dichiararli falsi, basandosi su un errore formale nel titolo di un cardinale. È inaccettabile”, ha aggiunto.

Tra i dettagli emersi dai fogli, c’era il nome di una ginecologa di Londra che, all’epoca, si sarebbe occupata delle cure di Emanuela. “Oggi questa dottoressa è a capo di un importante reparto di ginecologia. Possibile che nessuno abbia mai pensato di interrogarla?”, ha chiesto Orlandi, sottolineando l’inerzia delle autorità.

I voli segreti e il coinvolgimento del Ministero della Difesa

Un altro elemento chiave riguarda i voli riservati richiesti dal Vaticano in quegli anni. “Un funzionario del Ministero della Difesa mi raccontò che, nel periodo della scomparsa di Emanuela, furono organizzati voli speciali per Londra. Si trattava di voli richiesti dallo Stato della Chiesa tramite un cardinale, con a bordo pochissime persone. Solo due uomini, due donne e l’equipaggio. Questi voli erano strettamente riservati, un fatto che desta non pochi sospetti”, ha raccontato Pietro.

Questo stesso contatto ha anche rivelato dettagli sul luogo dove Emanuela sarebbe stata alloggiata una volta arrivata a Londra. “Se queste informazioni fossero state prese sul serio, avremmo potuto fare passi avanti significativi. Ma tutto è stato ignorato, se non deliberatamente insabbiato”, ha aggiunto.

Le pressioni e il silenzio del Vaticano

Pietro Orlandi ha poi denunciato le continue pressioni da parte del Vaticano per rallentare o fermare le indagini. “Quando la Procura di Roma chiese informazioni, il Vaticano rispose che avrebbe collaborato solo se avesse ricevuto una versione dei fatti che li escludeva da ogni responsabilità. Questo dimostra che sapevano tutto e che volevano nascondere la verità. Ora devono dire questa verità”, ha dichiarato.

Orlandi ha anche citato il senatore Maurizio Gasparri, membro della commissione parlamentare, criticandolo per il suo atteggiamento: “Gasparri ha definito l’audizione di Monsignor Vergari un ‘supplizio’ e ha chiesto che il Parlamento gli chieda perdono. Ma quale perdono? Noi chiediamo giustizia, non scuse per chi potrebbe sapere la verità”.

Il ricordo di Andrea Purgatori

Un momento toccante del discorso è stato dedicato al giornalista Andrea Purgatori, che per anni ha lavorato sul caso Orlandi: “Andrea è stato uno dei pochi a credere nella pista di Londra e a indagare a fondo. Grazie al suo lavoro, molti dettagli sono venuti alla luce, ma purtroppo c’è ancora tanto che resta sepolto. Dobbiamo continuare questa battaglia anche per onorare il suo impegno”, ha detto Pietro.

Una battaglia senza fine quella di Pietro Orlandi

Il sit-in di oggi, organizzato per commemorare il compleanno di Emanuela, è stato un altro passo nella lunga battaglia per ottenere verità e giustizia. Pietro Orlandi ha concluso il suo intervento con un appello: “Non possiamo fermarci. La battaglia per Emanuela è una battaglia per la verità, contro i silenzi e gli insabbiamenti. Continueremo a chiedere giustizia, perché è un dovere morale non solo per noi, ma per tutte le vittime che non hanno avuto voce”. Non sono mancate accuse a certa stampa “colpevole di insabbiare le piste dando risalto ad altre false”.

A quasi 40 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il mistero resta irrisolto, ma la determinazione della famiglia e il sostegno della comunità continuano a tenere accesa la speranza di una svolta.

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