Il caso che coinvolge la ministra del Turismo Daniela Santanchè continua a far discutere all’interno della maggioranza di governo. La senatrice di Fratelli d’Italia è stata rinviata a giudizio per presunti reati finanziari legati alla gestione di Visibilia, società editoriale da lei fondata e guidata fino a pochi anni fa. Sebbene il procedimento sia solo agli inizi, il dibattito politico si è acceso, con i partiti di maggioranza che ribadiscono il loro garantismo, ma senza escludere valutazioni personali sulla permanenza della ministra nell’esecutivo.
Caso Santanchè, Tajani: “Noi garantisti, ma sono scelte personali”
Il vicepremier Antonio Tajani ha ribadito la linea garantista di Forza Italia, sottolineando che il tema non è stato discusso direttamente nel vertici di governo andato in scena in mattinata: “Noi ci vediamo spessissimo, non è che ci sono fatti straordinari. Abbiamo tutti l’ufficio a Palazzo Chigi, sia Salvini che io che la presidente del Consiglio, e facciamo spesso il punto della situazione. No, non si è parlato del fatto della Santanchè”. Il Ministro degli Esteri ha sottolineato, come fatto da Crosetto ieri sera, anche un altro principio fondamentale: “Io ho già detto che noi siamo garantisti: finché una persona non è condannata in via definitiva, è innocente, come prevede la nostra Costituzione. Poi il resto sono scelte personali che deve fare la ministra Santanchè”.
Maggioranza divisa tra garantismo e le valutazioni personali
All’interno della maggioranza, il garantismo è un punto fermo, ma non mancano riflessioni sull’opportunità politica del caso. Il senatore Lucio Malan (Fratelli d’Italia) ha minimizzato l’impatto del rinvio a giudizio, ricordando: “Si tratta, per l’appunto, di un rinvio a giudizio, non di un giudizio definitivo. Non siamo neanche all’inizio di un processo. Per la Costituzione siamo innocenti fino alla sentenza definitiva in terzo grado. Ogni valutazione spetta al ministro”.
Il capogruppo di Forza Italia, Paolo Barelli, ha confermato la linea: “Noi siamo garantisti sempre e lo saremo. Dopodiché, le valutazioni poi le fa la parte interessata. La nostra posizione è ovvia”. Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha ampliato il discorso, facendo riferimento a casi precedenti: “Siamo garantisti, e quando non c’è ancora nemmeno l’avvio di un giudizio, emettere una sentenza sarebbe sbagliato. Ho ricordato in Aula che ci sono stati casi come quello di Esposito (PD) o della vicenda Open di Renzi, dove alla fine ci sono state archiviazioni. Sull’opportunità politica, invece, spetta a lei, al suo partito e alla presidente del Consiglio valutare”.
Non sono mancate battute ironiche, come quella del capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo: “Santanchè? La cosa importante è che gioca l’Inter stasera in Champions”. Infine, Claudio Borghi (Lega) ha aggiunto: “Abbiamo sempre mantenuto una posizione garantista. Anche in passato, per casi simili, ci sono stati sottosegretari che si sono dimessi, ma sono scelte personali. Ricordo casi di persone poi clamorosamente innocenti al giudizio finale. Dipende dalla scelta personale di ciascuno”.
La posizione ufficiale della maggioranza resta dunque quella del garantismo, ma il dibattito sull’opportunità politica della permanenza di Daniela Santanchè nel governo potrebbe riaccendersi nelle prossime giornate. Sembra che l’addio non sia più così impossibile e c’è chi fa il nome di Lucio Malan come possibile sostituto già pronto per il Ministero del Turismo.



