L’imprenditore René Banko è stato arrestato in Austria, più precisamente nella sua Villa a Innsbruck. Le accuse sono diverse, tra cui l’associazione a delinquere. Benko è indagato in quattro Paesi, fra cui l’Italia. Difatti è bene ricordare che a dicembre, in tempi non sospetti, la Procura generale di Trento aveva chiesto il suo arresto, ma le autorità di Vienna avevano rigettato il provvedimento. Ora la situazione, è ovviamente cambiata.
In relazione all’accusa di associazione a delinquere, Benko avrebbe falsificato una fattura e tentato di nascondere i beni. In tal modo avrebbe cercato di “eludere l’accesso delle autorità, dei fiduciari e dei creditori”.
Secondo gli inquirenti Benko era il “proprietario effettivo” della Fondazione privata Laura, anche se lo aveva nascosto nell’ambito della sua insolvenza personale. Avrebbe quindi occultato dei beni secondo le indagini condotte negli ultimi mesi dalla Wksta “con intercettazioni telefoniche, analisi di intelligence e dichiarazioni di partner commerciali, dirigenti e dipendenti”.
L’arresto è stato effettuato dall’Unità Investigativa Speciale “Soko Signa” dopo l’autorizzazione del Tribunale di Vienna. In Austria sono in corso diversi procedimenti contro il 47enne. L’ultimo riguarda il presunto “utilizzo a scopi personali” di oltre un milione di euro di fondi Covid per il suo albergo di lusso Chalet N a Lech am Arlberg. La Wksta sta facendo luce sul ruolo nel mega-crac del suo impero Signa.
Le procure di Berlino e Monaco si erano già attivate da tempo, a causa della nota vicenda del centro commerciale KaDeWe. Allo stesso modo la Procura di Trento aveva chiesto il suo arresto per una serie di operazioni immobiliari nel nord Italia.
Nonostante tutto la scorsa estate Benko, che possiede una villa sul Lago di Garda, aveva fatto una gita in barca sul lago, come documenta una foto pubblicata a dicembre dalla Kronenzeitung. Lo scatto raffigurava l’imprenditore al volante del suo potente motoscafo blu.
“Doveva essere chiaro a tutte le persone coinvolte che l’imbarcazione non poteva più essere utilizzata una volta aperta la procedura di insolvenza”, aveva dichiarato il curatore fallimentare Andreas Grabenweger.


