Centinaia di civili palestinesi stanno fuggendo dal campo profughi di Jenin, sito in Cisgiordania.
Secondo quanto affermato dai civili, la motivazione risiederebbe nell’ordine di evacuazione imposto dall’esercito israeliano.
L’esercito avrebbe minacciato che, nel caso in cui i civili non fossero andati via, sarebbero rimasti coinvolti nelle operazioni militari e le loro case distrutte.
L’esercito israeliano ha smentito di aver imposto tale evacuazione.
Il campo profughi su cui si presume sia stato imposto l’ordine di evacuazione è stato creato agli inizi degli anni 50, con l’obiettivo di ospitare migliaia di sfollati palestinesi.
Ciò a seguito della cacciata dalle loro abitazioni avvenuta con la fondazione dello Stato di Israele, nel 1948.
Negli anni, Jenin si è trasformata in una città a tutti gli effetti, con la costruzione di varie infrastrutture unite ad una popolazione di circa 20.000 persone.
Il campo è da tempo dominato dal “Battaglione Jenin”, una coalizione di gruppi armati tra cui Hamas.
È proprio contro questo Battaglione che Israele sta proseguendo la sua offensiva.
Nel dettaglio, l’offensiva militare israeliana nel campo profughi ha avuto inizio il 20 gennaio, ad appena due giorni dalla proclamazione del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
L’esercito ha fatto il suo ingresso nel campo impiegando diversi mezzi miliari: sono stati utilizzati droni ed effettuati attacchi con elicotteri, oltre all’uso dei bulldozer finalizzato a spianare gli edifici ritenuti d’intralcio alle operazioni.
I soldati hanno anche proceduto ad impedire l’ingresso al campo e a circondare uno degli ospedali principali dello stesso, il “Khalil Suleiman”.
Si sono verificati scontri e attacchi intensi tra i miliziani e l’esercito israeliano: l’Autorità palestinese ha contato decine di feriti e almeno 12 morti.
Gli ufficiali israeliani hanno dichiarato che, con dell’interruzione dei combattimenti nella Striscia, l’attenzione è ora rivolta alla Cisgiordania.
L’offensiva pare perfettamente in linea con le richieste provenienti dalla parte più estremista del governo del primo ministro israeliano Netanyahu, il quale da tempo ha sollecitato un aumento del controllo militare israeliano sulla Cisgiordania e la sua annessione.
Ieri, invece, è iniziata la fuga dei civili.
Le testimonianze dei civili palestinesi, raccolte dai giornalisti, hanno assicurato che sia stato l’esercito ad ordinare loro di andare via.
L’ordine sarebbe stato diffuso tramite volantini, annunci trasmessi con i droni e veicoli militari dotati di altoparlanti.
Un 16enne palestinese ha dichiarato in proposito: “Hanno mandato un drone nel nostro quartiere che ci diceva di lasciare il campo perché l’avrebbero fatto esplodere”.
Un tassista di Jenin, invece, ha spiegato che l’esercito ha cominciato a lanciare volantini in cui si ordinava ai residenti di andare via entro le ore 17.
I giornalisti della BBC hanno effettivamente visto i volantini e ascoltato gli annunci registrati dai civili palestinesi che sono scappati via.
Non hanno però potuto confermare i fatti in prima persona.
L’esercito israeliano ha negato con forza il fatto che a Jenin sia in corso un evacuazione, sostenendo che “non c’è un ordine di evacuazione e non c’è nessun piano per emettere un ordine di evacuazione a Jenin. Sono fake news”.
L’esercito ha sostenuto che chi sta evacuando Jenin lo sta facendo in maniera volontaria.
L’offensiva in atto contro Jenin risulta essere la più vasta. In questi giorni, però, l’esercito israeliano sta operando anche in altre zone della Cisgiordania. Tra queste, Ramallah, Nablus e Hebron.
Nella giornata di ieri Ronen Bar, ovvero il capo dello Shin Bet – l’intelligence israeliana – ha dichiarato che ora è il turno della Samaria, territorio a nord della Cisgiordania.



