Con DeepSeek la Cina vincerà la sfida dell’intelligenza artificiale?

lunedì, 27 Gennaio 2025
2 minuti di lettura

L’app di intelligenza artificiale più scaricata in America? No, non sono Chatgpt, o Gemini (Google), o Grok (quella di Musk per capisci). Si chiama DeepSeek, è stata ideata da una startup cinese con sede a Hangzhou, e sta terrorizzando i mercati perché ha dimostrato che si può competere ai massimi livelli senza budget miliardari. Ma vediamo di capire meglio cosa sta succedendo.

Il modello che sfida i colossi

Fondata nel 2023 da Liang Wenfeng, un ex studente della Zhejiang University con un background in computer vision e Big Data, DeepSeek si è rapidamente affermata come uno dei nomi più promettenti dell’AI. Il loro modello di punta, DeepSeek-V3, è stato sviluppato con appena sei milioni di dollari, una cifra ridicila rispetto agli investimenti miliardari di OpenAI o Google. Questo risultato è stato possibile grazie all’uso dell’open source e dell’economico chip Nvidia H800, meno avanzato rispetto agli H100 utilizzati dalle aziende americane. Il modello R1, lanciato a inizio 2024, rappresenta un ulteriore salto di qualità. Specializzato nel problem-solving avanzato e nel reasoning, ha superato i benchmark di molti concorrenti occidentali, attirando persino l’attenzione di Marc Andreessen, figura di spicco del venture capital californiano.

La Silicon Valley trema

Non è però tanto la qualità del prodotto a preoccupare le Big Tech, ma il suo prezzo. DeepSeek sta ridefinendo le regole del gioco: meno risorse, più efficienza. Questo mette in discussione il modello di sviluppo “chiuso” e proprietario adottato dagli Stati Uniti, aprendo una riflessione sull’efficacia di investimenti massicci che non sempre portano innovazione concreta.
L’impatto è stato immediato: il Nasdaq ha registrato un calo significativo, con aziende come Alphabet e Nvidia in forte ribasso. Mentre la Silicon Valley corre ai ripari con campagne di marketing e accelerazione nei propri progetti, la domanda è una sola: come rispondere a un modello open-source che sta ridisegnando i confini dell’intelligenza artificiale?

Opportunità e rischi di un modello cinese

Se DeepSeek rappresenta una sfida tecnologica senza precedenti, le implicazioni sono anche geopolitiche. Come tutte le aziende cinesi, la startup opera sotto il rigido controllo di Pechino, con tutte le implicazioni del caso in termini di censura e privacy. Il chatbot, ad esempio, si blocca sistematicamente di fronte a temi sensibili (provate a chiedergli dei fatti di Piazza Tienanmen o fategli domande su Taiwan), segno evidente delle limitazioni imposte dal governo. Inoltre, la raccolta di dati personali degli utenti – inclusi indirizzi email, cronologia chat e IP – alimenta preoccupazioni sul loro possibile utilizzo da parte delle autorità cinesi.

Cina contro USA: e l’Europa sempre in panchina

In un momento storico segnato da tensioni geopolitiche e guerre commerciali, l’ascesa di questa azienda dimostra che ormai neanche l’innovazione è prerogativa esclusiva dell’Occidente. Come spesso accade, l’Europa litiga, discute, approva leggi ma non produce niente. Mentre Cina e Stati Uniti si contendono la supremazia tecnologica, il Vecchio Continente resta una terra di conquista, incapace di sviluppare un ecosistema competitivo nel settore dell’intelligenza artificiale. Una posizione che rischia di relegarci a un ruolo marginale in brevissimo tempo, perché l’intelligenza artificiale accelererà in maniera impressionante ogni aspetto dell’innovazione. Sarebbe bene che al prossimo Consiglio Europeo i nostri capi di stato comincino a parlarne seriamente.

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