Arrivano sempre di più denunce alla Procura di Milano che sta lavorando per di individuare la rete di truffatori che avrebbe tentato di imbrogliare diversi imprenditori a nome del ministro Crosetto e del suo staff.
Gli imprenditori venivano contattati al telefono, in apparenza dallo staff di Guido Crosetto, a nome del Ministro della Difesa. In un caso sarebbe stata anche usata la voce del ministro clonata con software informatici.
La richiesta era quella di effettuare un bonifico da centinaia di migliaia di euro su un conto di Hong Kong, soldi che sarebbero serviti per pagare nel più stretto riserbo il riscatto per liberare italiani, per lo più giornalisti, presi in ostaggio in qualche parte del mondo, in particolare in Medio Oriente.
All’interno della vicenda il caso che ha suscitato maggiore scalpore è quello di un noto imprenditore milanese, che avrebbe versato un milione di euro ai truffatori in questione. Inoltre si lavora anche su almeno sette segnalazioni, che vedono coinvolti lo stilista Giorgio Armani e Patrizio Bertelli, marito di Miuccia Prada e presidente del gruppo.
Gli episodi, tra truffe messe a segno, tentate e vari contatti, potrebbero arrivare ad una decina in tutto. Il denominatore comune delle vittime è chiaro, in quanto si è trattato, in ogni caso, di facoltosi imprenditori o di personaggi appartenenti a note famiglie di industriali.
Il pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola, nelle indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo, sono al lavoro per bloccare i versamenti effettuati, che ammontano all’ incirca da un milione di euro su conti esteri.
L’episodio ci fa comprendere a pieno come è necessario, se non imperativo, prestare la massima attenzione alle truffe AI. La vicenda che ha visto coinvolto Crosetto e il suo staff rientra nell’ambito del Deep learning, settore in cui i truffatori possono clonare le voci in modo incredibilmente realistico. È il cosiddetto vishing, il phishing vocale, che spesso prende di mira gli anziani con finti appelli di parenti in difficoltà.
Ma non bisogna farsi ingannare. Se si riceve una chiamata sospetta è bene fermarsi un attimo e verificare attentamente l’identità di chi sta parlando. È fondamentale anche notare le incongruenze nella storia che raccontano o nella voce stessa. A volte il timbro può suonare un po’ robotico o fuori sincrono, o in alternativa, ci possono essere pause e intonazioni innaturali.
Un fenomeno emergente nel settore delle truffe AI sono i famigerati gruppi ransomware come LockBit e ALPHV. Questi personaggi del crimine informatico sanno come criptare i dati e chiedere un riscatto per restituirli. E se non si paga, minacciano di pubblicare tutto online. Si tratta di un vero e proprio incubo per qualsiasi azienda.
Il deep fake è l’ultima frontiera del phishing. Con l’AI, i truffatori creano video dall’aspetto autentico usando foto e filmati rubati, per poi usarli in chiamate con FaceTime o Zoom per convincere le vittime, spesso anziani, a rivelare dati sensibili.
Tuttavia è errato pensare che ci caschino solo le persone di una certa età o i più sprovveduti. Difatti i deepfake sono così convincenti da ingannare, anche se di rado, anche i professionisti navigati. È successo a Hong Kong, dove dei truffatoti hanno clonato il volto di un CFO e rubato l’equivalente di 25 milioni di dollari.
A questo punto è lecito chiedersi: qual è la modalità migliore per difendersi in questo casi? Verificando sempre la fonte della comunicazione. Se l’interlocutore tende a mettere fretta e la richiesta sembra assurda o surreale, è perché probabilmente lo è.
Smascherare un deepfake non è facile, ma nemmeno impossibile. Anche i video più sofisticati possono avere piccole imperfezioni nei movimenti, nell’illuminazione, o problemi di sincronizzazione labiale. Basta riguardare il video con occhio critico per cogliere delle inesattezze o captare delle incongruenze.

