Si è tenuto nella prestigiosa Sala della Regina di Montecitorio il convegno “Intelligenza artificIAle – Nuove sfide: dalla ricerca avanzata in Medicina, alla Cybersecurity, all’Art & Humanities”, un momento di confronto tra esperti, accademici e personalità istituzionali sul ruolo sempre più centrale dell’intelligenza artificiale (IA) nella società contemporanea.
Il convegno ha toccato temi chiave come la cybersicurezza, lo sviluppo medico, le scienze umane e l’impatto culturale dell’IA, affrontando anche questioni legate alla regolamentazione, alla prevenzione sanitaria e alle sfide etiche connesse al suo utilizzo. In un’epoca in cui l’IA influenza profondamente il nostro modo di vivere e lavorare, l’incontro ha offerto una panoramica sulle opportunità e i rischi che questa tecnologia comporta, evidenziando come l’Europa, e in particolare l’Italia, possano colmare il divario rispetto ai colossi globali come Stati Uniti e Cina.
Mulè a Lo Speciale: “L’intelligenza artificiale va gestita con un approccio olistico e certificazioni contro le fake news”
In un’intervista esclusiva rilasciata a Lo Speciale, il presidente Giorgio Mulè ha commentato i temi emersi durante il convegno sull’intelligenza artificiale tenutosi nella Sala della Regina, evidenziando l’urgenza di un’azione coordinata e consapevole: “L’intelligenza artificiale ci chiama ad azioni immediate nei campi più disparati. Non si tratta solo di cybersecurity o sicurezza digitale e informatica, ma anche di sviluppo in ambito medico e culturale. L’unica cosa da non fare è non pensare. Bisogna garantire che l’intelligenza artificiale segua canali controllati e verificati, coinvolgendo in modo intelligente personalità accademiche, culturali e imprenditoriali. L’approccio deve essere olistico, con tutte queste parti che si confrontano e condividono esperienze per andare avanti.”
Un altro tema chiave affrontato nell’intervista è stato quello degli investimenti in ambito medico, con Mulè che ha evidenziato il ritardo europeo rispetto a Stati Uniti e Cina: “In campo medicale sono previsti investimenti significativi. L’Europa, e non solo l’Italia, registra un ritardo rispetto ai giganti statunitensi e cinesi. La competizione con questi colossi è impossibile in termini di dimensioni e risorse. Tuttavia, l’Europa può e deve mettere in campo un piano condiviso, con investimenti reali e concreti per sostenere progetti già esistenti, anche in Italia, attraverso le personalità accademiche e scientifiche che stanno lavorando in questa direzione.”
Il presidente si è poi soffermato su un tema di grande attualità: la diffusione di fake news generate dall’intelligenza artificiale: “L’unico modo per evitare che l’intelligenza artificiale diventi una ‘deficienza artificiale’ è certificare i produttori di notizie. Servono procedure che garantiscano la certezza che un contenuto online provenga da una fonte qualificata. Solo così si potrà limitare la diffusione di fake news, che spesso viaggiano sui social tramite passaparola generato da notizie false.”
Tuttavia, Mulè ha precisato che le sanzioni da sole non sono sufficienti: “Le sanzioni possono essere utili, ma non risolvono il problema. La maggior parte delle fake news proviene da fonti straniere, il che rende quasi impossibile risalire ai colpevoli. Contenuti possono arrivare da Singapore, Georgia, Russia o Cina, senza che si riesca a identificarne la provenienza. Per questo la prevenzione deve basarsi su un’intelligente attività culturale e sulla certificazione dei produttori di notizie, che rappresenta l’unico antidoto efficace.”
Infine, uno sguardo alla cybersicurezza, ambito in cui Mulè ammette le difficoltà ancora presenti: “Anche in questo campo ci troviamo a nuotare in un mare di attacchi, spesso senza possibilità di individuare e colpire i responsabili. Serve un sistema di prevenzione culturale e tecnologico più robusto, perché oggi non riusciamo ancora a proteggere adeguatamente nemmeno le infrastrutture critiche italiane.”
I temi emersi dal convegno, IA: una sfida globale per la conoscenza
Uno dei temi centrali del convegno ha riguardato lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nei paesi a basso reddito. Attualmente, gli esperti di IA sono in gran parte concentrati nei paesi più ricchi, mentre nelle aree economicamente svantaggiate l’accesso a tali conoscenze rimane limitato.
Secondo gli esperti, è necessario democratizzare l’accesso all’IA, fornendo agli studiosi di questi paesi tecniche e competenze avanzate senza far loro ripetere tutte le tappe di sviluppo affrontate dalle economie più mature. Questa strategia, raccomandata dalle Nazioni Unite e definita “in-prov”, punta a garantire uno sviluppo più rapido e sostenibile.
Intelligenza Artificiale e Medicina: un’opportunità decisiva
•Sanità e Telemedicina: In molte regioni, le diagnosi mediche richiedono spostamenti logistici complessi. Con l’intelligenza artificiale, basterebbero smartphone e connessioni Internet per effettuare diagnosi rapide di malattie comuni, come malaria e parassitosi.
•Consegna di farmaci e vaccini: L’impiego di droni controllati da IA potrebbe garantire un accesso tempestivo alle cure, superando ostacoli geografici che mettono a rischio vite umane.
•Innovazioni scalabili ed economiche: L’IA può essere la chiave per introdurre soluzioni tecnologiche a basso costo, capaci di migliorare significativamente la qualità della vita nelle comunità vulnerabili.
L’ambito medico rappresenta uno dei settori in cui l’IA può avere l’impatto più trasformativo.
Diagnostica di Primo e Secondo Livello: Il Caso dell’Elettrocardiogramma in Farmacia
Uno degli esempi più concreti di come l’intelligenza artificiale possa rivoluzionare la medicina di prossimità è rappresentato dalla diagnostica cardiovascolare. Oggi, grazie alla collaborazione con l’Università di Brescia, si sta sviluppando un sistema di prevenzione automatica sugli elettrocardiogrammi (ECG), capace di individuare microscopiche variazioni potenzialmente collegate alla morte improvvisa.
Prevenzione sì, ma sempre in modo corretto: l’IA dispone di un database con quasi 2 milioni di soggetti, ma i percorsi di prevenzione cardiovascolare devono essere sviluppati sempre con il supporto della professionalità umana.
Questa innovazione ha prodotto un’ampia documentazione scientifica, validando l’efficacia dell’approccio IA nella telecardiologia. Dati recenti indicano che:
•Dal 8% al 30% degli esami monitorati mostrano anomalie non fisiologiche, consentendo interventi di prevenzione primaria e secondaria.
•Nel biennio 2022-2023, su 10.000 pazienti che si sono recati in farmacia per eseguire un elettrocardiogramma a seguito di dolore toracico, il 90% ha evitato l’accesso al pronto soccorso.
•Questa riduzione si traduce in minori costi diretti e indiretti per il sistema sanitario e in una gestione più efficiente delle risorse sanitarie, oggi sotto forte pressione.
Durante il lockdown per Covid-19, la telecardiologia in farmacia ha registrato:
•Il doppio delle diagnosi di infarto
•Il doppio delle diagnosi di fibrillazione atriale
rispetto allo stesso periodo del 2019, dimostrando quanto l’IA possa essere decisiva anche in momenti di crisi sanitaria.
IA e Diabete: esempio di prevenzione, il caso Campania
L’intelligenza artificiale sta dimostrando grande potenziale anche nella gestione del diabete, una delle principali emergenze sanitarie a livello globale.
La Campania, con circa 400.000 malati di diabete, è la prima regione in Europa per incidenza della malattia. In questo contesto, l’IA può svolgere un ruolo chiave:
•Milioni di dati non utilizzati possono ora essere elaborati per migliorare la prevenzione e la gestione delle complicanze.
•Entro fine febbraio, saranno avviati test per la predizione di incidenti cardiologici terminali, grazie all’integrazione tra IA e il lavoro della Metabolic Unit.
Questa unità metabolica basata sull’intelligenza artificiale si concentra sulla prevenzione e sul rischio di fratture ossee nei pazienti diabetici affetti da osteoporosi, una delle complicanze più gravi e invalidanti.
La capacità dell’IA di analizzare grandi quantità di dati consente di:
•Prevedere e ridurre i rischi di fragilità ossea, migliorando la qualità della vita dei pazienti.
•Identificare precocemente complicanze cardiovascolari, riducendo la mortalità e migliorando la gestione clinica a lungo termine.
Le neuroscienze rappresentano un ulteriore ambito di sviluppo futuro, con potenziali applicazioni dell’IA nella diagnosi precoce di disturbi neurologici correlati al diabete.
IA e Neuroscienze: un nuovo orizzonte per le malattie Neurodegenerative
L’intelligenza artificiale (IA) sta aprendo nuove prospettive di ricerca e cura anche in ambiti estremamente complessi come quello delle neuroscienze. Se per alcune patologie conosciamo molto, come nel caso dello sviluppo tumorale e dei meccanismi cellulari coinvolti, le malattie neurodegenerative restano in gran parte un mistero.
Perché si sviluppa la malattia di Parkinson? Quali sono le cause della SLA, che si presenta in forme eterogenee sia nei giovani che negli anziani? Sono domande ancora senza risposta e a cui può aiutare l’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie, dalla medicina alla sicurezza informatica, fino all’arte e alle scienze umane. Tuttavia, come sottolineato durante il convegno, è fondamentale che lo sviluppo dell’IA sia guidato da principi etici, in cui il fattore umano rimanga centrale e insostituibile. L’IA potrà replicare, ma non inventare: la sua forza risiederà nella capacità di potenziare la creatività umana, senza mai sostituirla. In questo equilibrio tra tecnologia e umanità si gioca la vera sfida del futuro.



