ReArm Europe: 800 miliardi? Ecco quanti sono davvero e dove trovarli

mercoledì, 12 Marzo 2025
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L’Europa ha deciso di armarsi. O, almeno, questo è il messaggio che traspare dalla presentazione del piano ReArm Europe, il grande progetto voluto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Una cifra si è imposta nel dibattito: 800 miliardi di euro nei prossimi quattro anni. Ma quei soldi esistono davvero? No, o almeno non ancora.

La grande cifra e la realtà dei conti

Il numero da capogiro, 800 miliardi, è più una proiezione, una dichiarazione d’intenti (se vogliamo addirittura una sparata) che una somma effettivamente stanziata. L’importo dipende dall’applicazione di misure ancora da definire, tra cui la possibilità per gli Stati membri di derogare alle regole del Patto di stabilità per aumentare la spesa militare. L’idea è che, sfruttando questa clausola, i governi potrebbero generare 650 miliardi di spese militari in quattro anni. Ma c’è un problema: non tutti i governi vorranno o potranno farlo.

Per ora, l’unico impegno finanziario concreto è rappresentato dai 150 miliardi del programma SAFE (Security Action for Europe), fondi che l’UE raccoglierà emettendo nuovo debito e mettendo a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti. Ma, anche qui, ci sono incognite: alcuni paesi con economie solide, come la Germania, potrebbero trovare più conveniente finanziarsi da soli, mentre altri, con debiti pubblici elevati, potrebbero esitare a indebitarsi ulteriormente. Sì, ovviamente parliamo dell’Italia.

Il coinvolgimento del capitale privato: la proposta di Letta

Accanto ai finanziamenti pubblici, l’UE guarda con crescente interesse al capitale privato per rafforzare la sua capacità industriale. Enrico Letta, nel suo rapporto sulla competitività europea, ha sottolineato in realtà che il piano non deve riguardare solo la difesa, ma servirebbe a mobilitare investimenti per la transizione ecologica, il digitale e l’integrazione dei mercati. La chiave, secondo l’ex premier, sta nella creazione di strumenti di risparmio che possano attrarre capitali privati verso i grandi obiettivi strategici dell’UE, tra cui anche la difesa.

Anche la Banca Europea per gli Investimenti potrebbe avere un ruolo decisivo, modificando il proprio statuto per finanziare direttamente l’industria militare. Un passaggio che, per alcuni, rappresenta una pericolosa deriva verso la militarizzazione delle istituzioni economiche europee.

Non solo armi: un cambio di paradigma economico

Anche se parlare di industria bellica fa sempre una certa impressione ed è normale che la stampa si concentri su queste suggestioni da libro di storia, dietro la corsa al riarmo si cela qualcosa di più profondo: un tentativo di ridefinire l’economia europea. ReArm Europe non è solo un piano per acquistare droni e sistemi missilistici, ma un esperimento economico in cui la spesa per la difesa diventa un volano per l’industria e l’innovazione tecnologica.

Tuttavia, l’idea di dirottare fondi della politica di coesione o del Next Generation EU verso la difesa ha già suscitato tensioni. Già nel 2023 una misura simile aveva suscitato reazioni negative, e fino a oggi nessuno Stato membro ha scelto di utilizzarla.

Che si arrivi davvero a 800 miliardi o a una cifra molto più modesta, la direzione è chiara: l’Europa ha deciso di prendere sul serio la propria sicurezza e di lavorare per diventare un attore economico ben definito più che la solita somma di staterelli. Se il piano avrà successo o se rimarrà un mosaico di progetti incompleti dipenderà da due fattori: la volontà politica e la capacità di attrarre capitali privati. Nel frattempo, la corsa al riarmo è già iniziata.

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