Sale a 400 morti e quasi 600 feriti il bilancio dei raid sulla Striscia di Gaza, dopo che Israele ha messo fine alla tregua. Netanyahu usa parole dure: “È solo l’inizio, i negoziati saranno sotto il fuoco”. Intanto il movimento islamista al potere nell’enclave palestinese chiede di fare pressioni sugli Stati Uniti per fermare gli attacchi dello Stato ebraico. “Hamas non ha chiuso la porta ai negoziati ma non c’è bisogno di nuovo accordi”, ha ribadito un leader del movimento alla stampa. Nella notte, stando alle ultime notizie, si è consumato di nuovo l’inferno sulla Striscia. Almeno 13 persone sono state uccise in seguito ai nuovi attacchi dell’esercito israeliano che ha colpito un sito militare di Hamas nel nord di Gaza, dove si stava preparando una rappresaglia contro il territorio israeliano. Il bilancio è tragico e la tregua tanto decantata è ormai saltata. Nell’attacco a Gaza di ieri l’aeronautica militare ha colpito 80 obiettivi di Hamas e della Jihad islamica in soli 10 minuti. Obbiettivo di Israele i comandanti di medio livello di Hamas e Jihad islamica palestinese e alcuni alti funzionari politici ma non sono stati colpiti a quanto sembrerebbe gli alti comandanti come Mohammed Sinwar, che potrebbero avere però una sequela di ostaggi ancora non dichiarati. Secondo fonti ufficiali finora l’Idf ha evitato di colpire zone del centro della Striscia perché in diversi momenti della guerra ci sono state segnalazioni di rapiti tenuti prigionieri in quelle aree. La Diplomazia cerca di parare i colpi. Il ministro dell’Informazione della Giordania Mohammad al-Momani, portavoce del governo, sottolinea in queste ore che la Giordania continua a essere impegnata nel suo sforzo diplomatico ma non c’è alternativa alla soluzione dei due Stati se non si concede ai palestinesi il diritto all’autodeterminazione e il conflitto è destinato a durare. Poi tira in ballo gli Stati Uniti:”Le nostre relazioni strategiche con gli Usa sono forti e permettono un confronto franco e amichevole, abbiamo ricevuto segnali dagli americani sulla ripresa dell’assistenza per il nostro settore idrico. È un segnale positivo. Frecciatina al Vecchio Contintente che secondo il ministro giordano per Gaza può fare molto di più. Non solo per la vicinanza geografica, ma anche per i legami storici con questa parte del Medio Oriente. Ma serve un impegno concreto, non solo dichiarazioni di principio.



