Nel corso di una conversazione telefonica con il consigliere diplomatico presidenziale francese, Emmanuel Bonne, il ministro degli Esteri della Cina popolare, Wang Yi, ha dichiarato la disponibilità di Pechino a collaborare con Parigi per contrastare l’egemonia unipolare sulla scena mondiale.
La conversazione del 22 marzo si è svolta nell’ambito dei colloqui tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente della Federazione Russa, Valdimir Putin, che stano escludendo l’Europa dal processo di risoluzione del conflitto in Ucraina. Wang Yi ha sottolineato che la Cina sostiene l’inclusione di tutte le parti interessate nei colloqui di pace, respingendo gli approcci unilaterali che servono gli interessi di una sola potenza.
“Il processo di pace dovrebbe essere aperto a tutte le parti e non dettato dall’esterno o adattato agli obiettivi limitati di qualcuno” ha affermato il ministro degli Esteri cinese.
Queste dichiarazioni del ministro cinese rappresentano una vera e propria doccia fredda per gli Usa. La Cina Popolare ha dimostrato di essere una grande potenza militare eseguendo poderose manovre militari intorno a Taiwan. Ha dimostrato, altresì, di essere un paese guida in campo tecnologico, industriale ed economico in genere. E ora alza il tiro anche con la diplomazia. La presa di posizione del ministro cinese è la chiara dimostrazione del fatto che Pechino intende rafforzare la propria influenza nella politica globale.
Se è vero quello che alcuni osservatori di politica internazionale hanno suggerito da tempo, cioè che Trump voglia fare la pace con la Russia in Ucraina, per concentrarsi poi su una politica di forte contenimento della Cina, i piani statunitensi rischiano di fallire in partenza.
La Cina Popolare non si fa mettere all’angolo dagli Stati Uniti. Lo ha dimostrato anche il recente summit trilaterale, passato inosservato in Occidente, ma che potrebbe avere una portata assolutamente epocale.
Il 22 marzo si sono incontrati i leader di Giappone, Cina e Corea del Sud e molti analisti hanno parlato di “historical turning point”, capace di ridefinire gli equilibri geopolitici regionali, grazie alla capacità di Pechino di agire non solo come un mediatore, ma anche come una potenza in grado di contenere le ambizioni e l’aggressività della Russia e della Corea del Nord.
Perciò il vertice del 22 marzo ha visto i leader dei tre giganti asiatici impegnarsi a favore di una autentica “cooperazione multilaterale”, grazie alla quale superare le vecchie rivalità e aprire una nuova fase di prosperità economica e di sicurezza condivisa.
Insomma esattamente l’opposto della politica trumpiana, che può essere riassunta nel motto “America first”, cioè Stati Uniti d’America primi nel mondo, o anche Maga “Make America Great Again”.



