Dazi Trump per le auto importate: “Rischio spostamento produzione”, su Stellantis Elkann rassicura ma i dubbi restano | Video

giovedì, 27 Marzo 2025
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Dal 2 aprile gli Stati Uniti di Trump introdurranno dazi doganali del 25% su tutte le auto importate da Paesi esterni, compresi quelli europei. Una misura annunciata da tempo e che ora, con la firma dell’ufficialità arrivata nella serata di ieri ha già fatto tremare l’intero settore automotive, a partire da colossi come Stellantis (che possiede tra gli altri il marchio Ferrari) e Volkswagen. La cifra è altissima, e le conseguenze potrebbero essere devastanti: si parla di spostamenti di produzione, aumento dei prezzi, perdita di competitività e persino rischio di guerra commerciale tra UE e USA. Lo Speciale  ha raccolto le reazioni politiche direttamente dai palazzi del Parlamento italiano, tra cautele nella maggioranza e forti preoccupazioni dalle opposizioni.

Maggioranza prudente ma preoccupata: “No alla guerra commerciale, fiducia nella diplomazia”

Tra le prime voci raccolte da Lo Speciale  intervenire c’è Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia), che invita alla calma: “Noi confidiamo nella capacità della diplomazia europea e dell’Italia. L’errore peggiore sarebbe rispondere con dei contro-dazi: significherebbe innescare una guerra commerciale che farebbe male a tutti, e alimenterebbe solo l’inflazione anche in Italia. Serve sangue freddo e una forte azione diplomatica: dazi così alti danneggerebbero sia l’Europa che gli Stati Uniti.”

Parlando di Stellantis e del rischio di un accordo con Trump per smobilitare le produzioni dall’Italia a favore degli USA, Donzelli sottolinea come il governo Meloni abbia ottenuto un risultato importante e rassicurante: “L’audizione in Parlamento ha portato a delle rassicurazioni occupazionali. Per la prima volta un governo ha costretto Stellantis a dare risposte concrete sul lavoro. Ora la responsabilità è nelle mani di John Elkann: vigileremo sul rispetto degli impegni.”

Anche Manlio Messina, collega di partito, mostra preoccupazione ma su Stellantis non vuole credere  a dietrologie sugli incontri tra Elkann e Trump a gennaio: “Speriamo che i dazi non abbiano le conseguenze temute. Fanno male da entrambe le parti, Elkann ha preso un impegno serio con il Parlamento. Non credo alle dietrologie, ma faremo di tutto per scongiurare gli effetti negativi.”

Durissimo l’intervento di Angelo Bonelli (Avs), che a Lo Speciale definisce le scelte di Trump una “follia”: “Il 2 aprile ha detto che sarà il giorno della liberazione degli Stati Uniti. Ma da cosa? Dal parmigiano, dal vino? È una follia. Il problema è l’attendismo del governo Meloni, paralizzato dalla paura di irritare Trump. L’Europa deve rispondere in modo unito e guardare ad altri mercati, lasciando Trump al suo destino.”

Bonelli si sofferma anche su Stellantis e Ferrari, marchio di lusso controllato dal gruppo e tra i più esposti al rischio dazi: “Trump ha detto chiaramente che vuole riportare la produzione in America. È un atto di guerra commerciale”. Poi non crede a dietrologie di accordi tra il colosso dell’automotive e Trump per spostare la produzione: “Elkann ci ha detto che alcune produzioni saranno mantenute in Italia: se ha mentito, sarà molto grave. Ma per ora ci atteniamo a ciò che ha dichiarato. La domanda è: che farà il governo Meloni? C’è uno scontro tra Salvini e Forza Italia. La Lega scommette che Trump non colpirà l’Italia, ma è una speranza rischiosa.”

Stefano Patuanelli (M5S) lancia un allarme industriale e politico: “Questa è solo la prima mossa. Trump ha una visione protezionista che minaccia direttamente l’Europa. Diverse aziende italiane stanno già pensando di spostare la produzione negli Stati Uniti per evitare i dazi. E questo rischia di svuotare l’industria italiana.”

Poi la domanda che agita sul possibile accordo tra Elkann e Trump per spostare la produzione e colpire i competitor di Volkswagen: “Credo che sia più un favore per Tesla”.

Elkann e Stellantis provano a rassicurare: “Dialogo aperto con l’amministrazione Trump”

Durante la call con gli analisti sui risultati 2024, John Elkann, CEO di Exor  (la holding che controlla Stellantis e Ferrari), ha cercato di tranquillizzare i mercati: “Stiamo dialogando con l’amministrazione Trump per sottolineare l’importanza della competitività dell’industria automobilistica statunitense e dell’accesso ai prodotti fabbricati in America. Il rischio con i dazi è l’incertezza della domanda.”

Elkann ha ricordato che Stellantis, insieme a Ford e General Motors, ha sottoscritto una dichiarazione congiunta tramite l’AAPC (American Automotive Policy Council) per esprimere le proprie preoccupazioni all’amministrazione americana. Ha inoltre escluso che Exor possa investire nel settore della difesa, sottolineando la distanza tra il mondo automotive e quello militare.

Ferrari, che fa parte del gruppo Stellantis, potrebbe essere il marchio più penalizzato dai nuovi dazi. Il mercato statunitense è infatti uno dei principali per la casa di Maranello, che ha già annunciato misure di contenimento. Inuna nota, Ferrari spiega: “Le condizioni commerciali resteranno invariate per tutti i modelli importati prima del 2 aprile 2025 e per le famiglie Ferrari 296, SF90 e Roma, a prescindere dalla data di arrivo. Per gli altri modelli, invece, potremmo applicare un aumento di prezzo fino al 10%, in accordo con la nostra rete di concessionari.” Un aumento importante del 10% dunque, una prima risposta a Trump.

Volkswagen e i marchi tedeschi in allarme : “Effetti gravi su catene di fornitura e stabilità industriale”

Anche Volkswagen ha espresso forte preoccupazione. In una dichiarazione un portavoce del gruppo tedesco ha dichiarato: “Prendiamo atto della decisione del presidente Trump di imporre dazi del 25%. Stiamo valutando attentamente l’impatto sulle catene di fornitura e sulla nostra rete produttiva. Gli Stati Uniti sono un mercato strategico, in cui abbiamo investito oltre 14 miliardi di dollari.”

Il gruppo ha poi aggiunto: “Condividiamo la valutazione della maggior parte degli esperti: i dazi americani e le contromisure avranno effetti negativi sulla crescita globale. Serve uno scambio commerciale basato su regole e stabilità.”

I numeri dei rischi per l’auto europea

Secondo l’ACEA (Associazione europea dei costruttori di automobili), nel 2024 l’Europa ha esportato circa 750.000 auto verso gli Stati Uniti, per un valore di 38,5 miliardi di euro. Le case automobilistiche tedesche – in particolare Volkswagen, BMW e Mercedes – rappresentano quasi due terzi di questa cifra. L’impatto dei dazi potrebbe essere devastante: Capital Economics prevede una diminuzione del 50% delle vendite europee negli USA. Audi e Porsche, che producono fuori dagli Stati Uniti, sarebbero tra i marchi più penalizzati.

BMW e Mercedes, invece, avendo stabilimenti negli USA (Alabama e Carolina del Sud), riuscirebbero ad ammortizzare parte del colpo, almeno per i SUV più venduti nel mercato americano. Ma un conflitto commerciale aperto rischia di mettere in ginocchio tutta la filiera europea dell’auto. E c’è sempre lo spettro della smobilitazione con Elkann e Stellantis che potrebbero voltare le spalle all’Italia nonostante il piano annunciato. La certezza per ora sono solo gli aumenti per le Ferrari di lusso, ma ogni scenario è possibile.

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