Femminicidio Ilaria Sula, Roccella: “Esterefatta, il Parlamento acceleri per la nuova legge” | Video

mercoledì, 2 Aprile 2025
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La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, ha rilasciato un’intervista a “Lo Speciale” a margine dell’evento “Women for Women” organizzato da Donatella Gimigliano alla Nuvola dell’Eur, un’iniziativa volta a raccontare e sostenere le donne che hanno saputo reagire alla violenza proprio nel giorno in cui si è consumato il femminicidio di Ilaria Sula. Parole intense che arrivano in una giornata drammatica con il ritrovamento del corpo della giovanissima studentessa della Sapienza trovata morta questa mattina.

Femminicidio Ilaria Sula, Roccella: “Pensavamo di essere più avanti”

“Queste iniziative sono importanti – ha spiegato Roccella – perché mostrano come le donne possano uscire dalle situazioni di dolore e di violenza. Troppo spesso vengono rappresentate solo come vittime, ma invece sono persone straordinarie, bellissime, che hanno avuto la forza di interrompere il ciclo della sofferenza e di ripartire in modo positivo”.

Il riferimento ai casi di cronaca è immediato per Roccella con il femminicidio di Ilaria Sula: “Sono esterefatta. C’è ancora molto lavoro da fare, perché istintivamente speriamo che le nuove generazioni siano più avanti di noi nell’accettare la libertà delle donne: la libertà di amare, di non amare, di dire sì, di dire no, di lasciare. Invece questi episodi ci dicono che il cambiamento culturale è ancora incompiuto”.

Roccella ha anche ricordato l’esistenza di una proposta di legge già depositata in Parlamento, che punta a introdurre nel codice penale il reato specifico di femminicidio: “È una legge che non ha solo una valenza repressiva, ma soprattutto culturale. Io spero che venga approvata da tutti e in fretta”.
Sui tempi di approvazione, la ministra ha aggiunto: “Ovviamente decide il Parlamento, ma spero che ci sia uno sforzo comune per fare qualcosa di rapido e unanime. Volendo, si può davvero fare in pochi mesi”.

Le testimonianze di Filomena Lamberti e Valentina Pezzalis

Tra le protagoniste della mostra “Women for Women” anche Filomena Lamberti, sopravvissuta a un’aggressione con l’acido, che ha commentato con emozione il suo ritratto fotografico: “È la prima volta che lo vedo, quasi non mi riconosco. È un momento fortissimo”. Le sue parole si fanno ancora più intense alla notizia della morte di Ilaria Sula, studentessa della Sapienza uccisa brutalmente: “È una mattanza che non si ferma. Non riesco a capire cosa scatta nella mente di queste persone. Sono individui che non sanno accettare un rifiuto, portano dentro di sé dei malesseri profondi”. Lamberti ha riflettuto anche sull’importanza del sostegno psicologico, raccontando di un ragazzo che dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin ha deciso di iniziare un percorso terapeutico per non diventare un potenziale carnefice. “Se stai bene con te stesso, stai bene anche con gli altri. Farsi aiutare non significa essere matti”. Sulla nuova proposta di legge che introduce il reato autonomo di femminicidio, Lamberti è chiara: “Ben vengano le leggi, ma arrivano sempre dopo. Il fatto è già successo. La vera sfida è la prevenzione”.

Valentina Pitzalis, sopravvissuta a un tentato femminicidio, ha condiviso la sua testimonianza: “Purtroppo tante ragazze non ce l’hanno fatta. Due giorni fa Sara Campanella, oggi Ilaria Sula. È una mattanza senza fine. Entrambe le piaghe – il cancro e la violenza – sono ferite profonde del nostro Paese. Bisogna fare rete, unirsi tutti: istituzioni, associazioni, cittadini. Non si può più voltarsi dall’altra parte”.

Nel ritratto esposto, accanto a Valentina c’è anche sua sorella: “Tra me e lei – dice con un sorriso amaro – dico sempre per scherzo che siamo le ‘sorelle disgrazia’. Lo so, può sembrare una battuta forte, ma ho scelto di usare anche l’ironia per affrontare il dolore. Perché un sorriso ti dà forza. Non so dove ho trovato l’energia, ma a un certo punto ho fatto un vero switch: ho trasformato l’odio, il rancore, la disperazione in qualcosa di positivo. Collaboro da anni con la onlus Fare x Bene, vado nelle scuole, porto la mia testimonianza in tutta Italia”.

Per Valentina, prevenzione ed educazione sono le chiavi per fermare la spirale della violenza: “Questi due killer – il cancro e la violenza – si combattono con la consapevolezza, con la sensibilizzazione. Basta pensare che non ci riguardi. È un problema che tocca tutta la società. Per quanto riguarda la violenza, bisogna denunciare, senza vergogna. Perché chi deve vergognarsi non è chi subisce, ma chi agisce la violenza. Non siamo sole. Se ci uniamo, possiamo cambiare le cose. Ma dobbiamo farlo insieme, uomini e donne”.

Infine, un richiamo all’emergenza tra i più giovani: “Negli ultimi episodi di femminicidio, l’età media dei carnefici è sempre più bassa. Dopo Giulia Cecchettin sembrava che ci fosse davvero una presa di coscienza, ma i fatti e le statistiche dicono altro. Ecco perché noi insistiamo tanto nelle scuole: è lì che si deve iniziare. Bisogna insegnare l’affettività, il rispetto dell’altro, il valore delle relazioni. Non siamo in un videogioco: le azioni hanno conseguenze. E non paga solo la vittima, ma anche le famiglie di chi commette la violenza e l’intera società. È sconvolgente, ma noi non ci arrendiamo. Avanti tutta”.

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