Femminicidio Ilaria Sula, il ricordo di ragazzi e ragazze a La Sapienza: “Dire no è libertà” | VIDEO

giovedì, 3 Aprile 2025
3 minuti di lettura

Un corpo chiuso in una valigia, abbandonato alle porte di Roma. Ilaria Sula, 24 anni, studentessa universitaria, è stata uccisa dall’ex fidanzato. L’ennesimo femminicidio, l’ennesima vita spezzata. Dopo la veglia di ieri, anche oggi l’Università La Sapienza è tornata a riempirsi di voci. I collettivi studenteschi e le attiviste di Non Una di Meno si sono ritrovati alle 14 per un presidio di denuncia e solidarietà. Noi de Lo Speciale eravamo lì, tra i volti e le parole di chi non vuole più restare in silenzio. Abbiamo raccolto testimonianze autentiche di ragazze e ragazzi, che ci hanno raccontato cosa significa oggi avere paura di dire “no” e cosa succede quando quel “no” non viene rispettato.

Femminicidio Ilaria Sula, le testimonianze delle ragazze a La Sapienza: “A volte dire no fa paura”

“Personalmente non mi è mai successo nulla di grave, fortunatamente. Anche in discoteca, se dico “no”, è no, punto”, spiega ai microfoni de Lo Speciale una ragazza che concorda però come tutta la violenza e la continua mattanza portino tante coetanee a delle riflessioni sui rischi che quel no può voler dire “Capisco il timore, perché ormai si sente parlare sempre più spesso delle volte in cui dici “no” e succede qualcosa, piuttosto che delle volte in cui non accade nulla. E se abbiamo paura di dire “no”, vuol dire che siamo arrivati a un punto pericoloso. Bisogna continuare a dirlo, anche se fa paura”, chiosa scossa ancora dalla vicenda di Ilaria.

Un’altra collega di Ilaria Sula si sofferma anche su quanto accaduto a Sara Campanella, ricordando come i femminicidi siano sempre più frequenti: “Dopo la morte di quelle due ragazze, ho realizzato che situazioni simili sono capitate anche a me, alle mie amiche. Fa paura rendersene conto”, aprendo il suo cuore con gli occhi colmi di rabbia per l’ingiustizia di avere paura di vivere “Serve forza, lucidità e una certa coerenza interiore per riuscire a dire di no, anche quando tutto intorno sembra congelarsi. Perché a volte è facile restare pietrificate e dire di sì, pur non volendo.”

Una terza studentessa parla di situazioni in cui dire no per lei è stato difficile: “In discoteca mi è capitato più volte che qualcuno si avvicinasse in modo insistente. Io non volevo quel tipo di contatto, ma avevo paura di dire “no”. C’era l’alcol, la folla, il contesto… e mi sentivo in pericolo, anche per le persone con me”. La studentessa spiega però cosa l’ha spinta a dire quel no e cosa deve spingere tutte le ragazze come lei in situazioni simili: “Però dentro di me ho scelto la libertà, la possibilità di dire “no” con la speranza che qualcosa possa cambiare. Voglio essere libera di dire no, per me stessa.”

C’è poi chi sottolinea l’importanza della solidarietà tra ragazze: “Anche in metropolitana mi è successo di essere avvicinata da uomini molto più grandi. Allontanarsi fa paura, ma bisogna riuscire a dire di no. È fondamentale avere un gruppo, amiche che ti supportano. È come una catena di sicurezza: sapere che non sei sola ti aiuta ad avere più coraggio.”

“Ricevere un no è normale”: le testimonianze dei ragazzi

Anche tra i ragazzi c’è chi riflette con maturità sul tema del rifiuto: “Mi è capitato di ricevere dei “no”, come capita a tutti. Ci sono stato male, certo, ma alla fine ho accettato. Viviamo in una società dove ci sono altre persone con altri desideri, e non sempre coincidono coi nostri”, per poi spostarsi su una profonda riflessione sul perché si sia abbassata drasticamente l’età di chi compie questi efferati femminicidi “Secondo me manca proprio una cultura dell’emotività, soprattutto nei ragazzi. Dovremmo imparare a gestire le emozioni, e farlo fin da piccoli. L’educazione sentimentale è fondamentale.»

Un altro studente ci racconta: “Quando si riceve un “no”, può essere difficile. Soprattutto se sei abituato ad avere il controllo sulle cose. Ma bisogna accettarlo. I sentimenti negativi vanno riconosciuti, interiorizzati, e poi si va avanti”. I ragazzi de La Sapienza mostrano grande maturità e lucidità nel raccontare come dovrebbe essere un rapporto relazionale, a qualsiasi livello con le donne: “Se tieni davvero a quella persona, desideri che stia bene, con te o con chiunque altro. Il problema nasce quando le emozioni restano represse, quando non se ne parla, quando non ci sono esempi o figure di riferimento. È lì che rischia di nascere qualcosa di pericoloso. Ma nulla può mai giustificare la violenza”. Nella piazza del presidio oggi erano centinaia e almeno la metà erano ragazzi. Questa è forse l’immagine da cui ripartire, ma per tutti è essenziale il supporto strutturato vero e non di facciata delle istituzioni perché la mattanza di tante vite spezzate possa arrestarsi.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.