Re Carlo III alla Camera un discorso che parla di guerra in Ucraina e clima: “I nostri popoli uniti” | Video

mercoledì, 9 Aprile 2025
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In un’Aula di Montecitorio gremita Re Carlo III ha pronunciato un discorso che non è stato solo formale, ma molto sentito ribadendo alla Camera il suo legame personale e quello del suo Paese con l’Italia. È stato un intervento carico di umanità, memoria, consapevolezza e visione. Una vera lezione di diplomazia e di civiltà, rivolta non soltanto all’Italia, ma a tutta l’Europa che va in contraddizione con le chiusure ed il linguaggio che proprio in queste ore arrivano dall’America. Un richiamo potente al valore della pace, alla memoria storica, alla lotta contro il cambiamento climatico e al patrimonio culturale condiviso tra due popoli antichi e moderni al contempo.

Con parole semplici ma profonde, il sovrano ha toccato corde universali, parlando alle istituzioni ma anche – e soprattutto – alle nuove generazioni. E lo ha fatto con autenticità, tra citazioni di Virgilio e Dante, ricordi della Regina Elisabetta e omaggi a chi ha lottato per la libertà come i partigiani per la liberazione avvenuta 80 anni fa.

Re Carlo III discorso alla Camera: la pace, bene fragile da difendere ogni giorno

“Tra poche settimane celebreremo l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Europa”, ha detto Re Carlo nel suo discorso alla Camera, con la gravità di chi ha vissuto da vicino i riflessi della guerra nella storia della propria famiglia e del proprio popolo. Ha ricordato con fierezza che sarà a Ravenna, accanto al Presidente Mattarella, per commemorare la liberazione di quella provincia, simbolo della resistenza italiana e dell’alleanza tra i popoli.
Ma è soprattutto un monito quello che arriva da Montecitorio: “L’eco di quei tempi, che speravamo fossero stati consegnati alla storia, riecheggia su tutto il nostro continente”. Un avvertimento chiaro, rivolto a un’Europa che non può permettersi l’illusione dell’eterna pace. Perché oggi, come allora, la libertà è sotto attacco. E la pace – ha detto il Re – “non può mai, mai essere data per scontata”. Un messaggio che ha attraversato l’emiciclo, con l’obiettivo però di arrivare ai giovani.

Clima, cultura e giovani: la forza della collaborazione tra Regno Unito e Italia

Il sovrano non si è limitato al passato. Ha voluto lanciare uno sguardo deciso al futuro, ribadendo quanto già disse sedici anni fa sull’urgenza della crisi climatica. Una battaglia che oggi più che mai appare “tristemente confermata dagli eventi”. E lo ha fatto ricordando le Georgiche di Virgilio, il primo trattato poetico sull’agricoltura sostenibile, come a dire che la consapevolezza ambientale affonda le sue radici nella cultura classica italiana. Un omaggio, e insieme un richiamo alla responsabilità comune.

Non meno rilevanti le sue parole sul legame economico e umano tra i due Paesi: “Sono i nostri cittadini, e soprattutto i nostri giovani, che stanno ampliando tassello dopo tassello il mosaico delle nostre relazioni”. Londra come “la città con più italiani residenti all’estero”, gli scambi culturali e musicali tra due mondi apparentemente lontani, ma uniti da un filo invisibile e fortissimo.

Re Carlo ha saputo ricordare l’eroismo di figure come Paola Del Din, partigiana ancora viva a 101 anni, e l’altruismo dei civili italiani che salvarono soldati alleati. Ha citato la visita della madre, la Regina Elisabetta, a Capaci dopo la strage in cui perse la vita il giudice Falcone: un gesto di memoria e di rispetto che oggi ha strappato l’applauso unanime della Camera.

La gaffe del cerimoniale e il gelato da Giolitti

Ha chiuso con un’immagine potente, poetica e profondamente simbolica: “Il nostro è un insieme di isole spazzate dal vento, il vostro una penisola baciata dal sole. Diversi sotto molti aspetti. Ma queste differenze si completano piuttosto bene”. E poi, citando Dante, “e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

Ma prima di questa elegante chiusura in italiano, c’è stato anche un momento di lieve divertimento in Aula: la seduta è stata infatti dichiarata conclusa per errore, mentre Re Carlo non aveva ancora terminato il suo intervento. Un attimo di disguido che ha strappato sorrisi e smorzato la tensione istituzionale, conferendo ulteriore umanità a una visita già storica per toni, contenuti e partecipazione emotiva. Un intervento che resterà, così come il fuori programma della passeggiata tra la folla fino alla gelateria Giolitti per una coppetta al crème caramel.

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