Nonostante la pandemia si sia conclusa da tempo, i danni causati dal Covid-19 non sembrerebbero essere totalmente svaniti, anzi. Recenti studi affermano che gli strascichi sarebbero evidenti tutt’oggi su più della metà di chi lo ha contratto. Ma quali sono le conseguenze che si riscontrano ancora oggi? Diversi pazienti stanno affrontando la sindrome post-acuta da Sars-Cov-2 (PASC). Si tratta, di fatto, di una nuova emergenza di sanità pubblica.
Il Long Covid, nella pratica, è una condizione clinica che include l’insorgenza o la persistenza di diversi sintomi in capo a coloro che hanno contratto il virus. I più frequenti sono insonnia, stanchezza, dolori muscolari, problemi digestivi, deficit dell’attenzione e vuoti di memoria o di linguaggio, cioè la cosiddetta “nebbia mentale” che, nei casi più gravi, può compromettere lo svolgimento regolare delle attività quotidiane.
L’Università Cattolica del Sacro Cuore, finanziata dalla Fondazione Cariplo, ha coordinato il progetto PASCNET che ha visto la collaborazione tra Agenzie di Tutela della Salute (ATS), le Aziende Socio-Sanitarie territoriali (ASST), gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), Cooperative di Medici di Medicina Generale (IML) e università. Ciò al fine di far avanzare le conoscenze scientifiche sul PASC e sviluppare piani di intervento per la sua gestione, strutturare una rete volta alla condivisione dei dati epidemologici, dati derivanti dai flussi sanitari e dati clinici attinenti al periodo pre, durante e post Covid-19 e, infine, valutare l’impatto della pandemia sul Sistema Sanitario.
Gli esiti della prima fase del progetto PASCNET, sono stati pubblicati da poco nel volume “Linee guida per il follow-up delle sequele da COVID-19: risultati della prima fase del progetto PASCNET”. Lo studio ha coinvolto oltre 1.200 pazienti e ha mostrato che circa 6 persone su 10, ricoverate durante le fasi acute della pandemia, hanno presentato un’importante prevalenza di sindrome post-Covid. Invece, tra i casi meno gravi gestiti dai medici di base, il rapporto è di 1 ogni 10. I soggetti hanno riportato sintomi quali cefalee, insonnia, problemi respiratori, alterazioni metaboliche e sintomi neurologici. Tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza della Pasc rientrano l’età avanzata, la presenza di cronicità e/o comorbidità, nonché fumo e alcol.
Claudio Lucifora, direttore del Centro di ricerca sul Lavoro “Carlo Dell’Aringa” dell’Università Cattolica e coordinatore del progetto PASCNET, ha commentato: “I risultati scientifici raggiunti contribuiranno a migliorare sia la diagnosi di Long Covid da parte dei medici, sia la presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale di tutti quei pazienti che, a distanza di tempo, soffrono dei sintomi legati alla sindrome Pasc”.
Lo studio si è anche occupato di analizzare l’impatto del Covid-19 sulla sanità pubblica: si è stimata una perdita cumulativa e persistente nell’assistenza ambulatoriale del 25% circa, con un ritardo accumulato di 4,5 mesi standard. I ritardi accumulati sembrano aver contribuito alla congestione dei servizi sanitari, anche a seguito della pandemia.



