Il 25 Aprile lo vogliono furioso: Musumeci travisato

giovedì, 24 Aprile 2025
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Non c’è niente da fare, le vestali dell’antifascismo vogliono un 25 Aprile all’arrabbiata. Anche quest’anno dovrà essere occasione per la solita mobilitazione contro il governo della destra. L’appello del ministro Nello Musumeci per una Festa della Liberazione all’insegna della sobrietà è stato totalmente travisato. E travisato ad arte.

Neanche l’ovvia considerazione che la ricorrenza dell’insurrezione contro il regime di Benito Mussolini e della Rsi capiti quest’anno in mezzo ai cinque giorni di lutto per la morte di Papa Francesco riesce a spegnere i bollori ideologici dell’opposizione. Le parole del ministro della Protezione civile non sono altro che un invito al buon senso. Sobrietà vuol dire consapevolezza del comune senso di lutto per la scomparsa di un Pontefice. Vuol dire sommesso appello per evitare che, il giorno precedente i funerali di Papa Bergoglio e mentre la sua salma è ancora esposta al saluto dei fedeli, questo clima di raccoglimento e di riflessione venga turbato dalle solite manifestazioni di intolleranza cui abbiamo assistito negli anni passati, con scontri e violenze varie, ma anche da certo folklore strapaesano, tipo le bande musicali che intonano “Bella Ciao” o altri festosi brani.

Che c’è di strano o fuori luogo nell’invito del ministro? Assolutamente nulla. E invece è salito da sinistra un coro indignato contro il presunto tentativo della destra di sminuire e silenziare la celebrazione delle memorie antifasciste e resistenziali. Da Maurizio Landini ad Angelo Bonelli, passando anche per i centristi Antonio Calenda e Matteo Renzi, è stata una raffica di dichiarazioni stizzite e derisorie contro il governo. Ha contribuito ad alimentare la polemica anche Giovanni Floris, che durante la sua trasmissione su LA7 ha rispolverato vecchi scritti di Musumeci in cui si afferma che «gli italiani erano carne da macello per gli invasori (angloamericani)…». Ma che cosa c’entrino certe considerazioni del ministro con il suo appello alla sobrietà lo sa solo il conduttore di “Dimartedì”…

Insomma, riflessi pavloviani della sinistra a proposito di fascismo, antifascismo e resistenza sono più vivi che mai e continuano a farsi sentire ogni volta che da destra arriva anche l’intervento più tranquillo.

Né vale la considerazione che quest’anno la ricorrenza del 25 Aprile è speciale, visto che si tratta dell’ottantesimo anniversario e che quindi gli antifascisti in piazza dovrebbero dare libero sfogo alla loro passione ideologica. È facile innanzi tutto controbattere che l’ottantesimo della Liberazione è già da tempo oggetto di rievocazione attraverso iniziative editoriali, convegni, trasmissioni televisive, manifestazioni varie e che tale tipo di celebrazioni andrà anche oltre il 25 aprile.

C’è poi da considerare che proprio una ricorrenza “tonda” come l’ottantesimo dovrebbe essere oggetto di riflessioni più meditate, profonde, serene. E tutto al di fuori delle polemiche politiche, un modo, appunto, più “sobrio” di ricordare la storia italiana e i valori che questa ha rappresentato .

Ma ogni appello alla ragionevolezza è ancor oggi vano. Per la sinistra, l’antifascismo rimane un cavallo di battaglia da utilizzare sempre e comunque contro gli avversari. Non si rendono conto che si tratta di un’arma spuntata e che l’uso politico della storia funziona sempre meno. Né si rendono conto che l’antifascismo ideologico è diventato uno schermo che impedisce alla sinistra stessa di fare i conti con i propri ritardi culturali e politici, come pure le menti più illuminate di quella parte politica inviterebbero a fare.

Speriamo solo di non assistere domani ai soliti spettacoli di violenza e alle solite, indecorose manifestazioni di intolleranza. Speriamo che l’invito alla sobrietà del ministro Musumeci  sia comunque accolto in piazza. Ma non ne siamo tanto sicuri.

 

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