Dalla macchia solare AR 4079 che sta puntando la Terra si è generato un ponte di luce. Di cosa si tratta? E bisogna preoccuparsi?
Francesco Birilli – professore di Fisica solare e Climatologia spaziale presso l’università di Tor Vergata – ha dato un’esaustiva definizione di quale sia la natura di un ponte di luce: si tratta di una struttura brillante, lunga e sottile posta all’interno di una macchia solare, che la va a separare in una o più parti.
La comparsa del ponte di luce sulla macchia AR 4079 suggerisce una possibile esplosione del nucleo primario della macchia solare che potrebbe dare vita ad un potentissimo brillamento oppure, semplicemente, “disgregarsi silenziosamente”.
L’Associazione delle Università per la Ricerca in Astronomia (AURA) ha commentato: “Si ritiene che i ponti di luce siano il segno dell’inizio della disgregazione di una macchia solare, che alla fine si romperà”.
Ma non è detto che vada in questo modo.
L’astrofisico Tony Phillips ha spiegato che: “La natura dei ponti di luce non è del tutto compresa. Spesso annunciano la rottura di una macchia solare, ma non sempre”. “La comparsa di un ponte luminoso di solito significa che qualcosa sta per accadere”, ha concluso.
Che sia l’esordio di un evento potenzialmente esplosivo? La paura generale è che la macchia sia come quella del 1859, che ha determinato la tempesta geomagnetica più violenta mai registrata. Al tempo la tempesta solare ha mandato in tilt i telegrafi, cioè l’unica tecnologia a disposizione in quegli anni.
Per questa ragione, se oggi dovesse ricapitare un evento del genere, la situazione sarebbe parecchio differente nonché più drammatica, essendo la tecnologia onnipresente protagonista delle nostre vite.
Probabilmente andrebbero in tilt i satelliti artificiali, i sistemi di comunicazione, la rete internet, ci sarebbero blackout generalizzati, gli aerei non potrebbero volare, la navi non potrebbero navigare in sicurezza, l’elettricità non ci sarebbe in gran parte del mondo, sarebbe negato l’accesso ai conti bancari e così via.
Insomma, si ritornerebbe al medioevo.
Ma al momento non c’é motivo di allarmarsi! i ricercatori hanno affermato che la macchia pare essere inspiegabilmente calma e tranquilla. Ciò nonostante sia il 50% più grande di quella che ha determinato l’evento di Carrington nel 1859.
Dunque, niente panico. Osservatori solari come SOHO e SDO monitorano costantemente queste attività.
Solo e solamente nel caso in cui la macchia solare dovesse rilasciare un brillamento o una CME (espulsione di massa coronale) in direzione della terra si potranno osservare aurore boreali più intense a latitudini più basse del solito, interferenze radio e GPS e, in casi estremi, disturbi alle reti elettriche. Ma attualmente, non c’é da preoccuparsi.
Il dottor Phillips ha spiegato che in genere “le macchie solari di grandi dimensioni producono grandi brillamenti solari”.
In questo caso, però, la macchia AR 4079 ha prodotto solo “una manciata di brillamenti di classe C”, dunque deboli.
I brillamenti – o eruzioni solari – sono fenomeni esplosivi durante i quali vengono sprigionate enormi quantità di energia (pari alla detonazione simultanea di milioni di bombe atomiche di Hiroshima). Le eruzioni sono classificate in A, B, C, M e X, con quest’ultima che risulta essere la più estrema.
In definitiva, la macchia dovrebbe essere innocua nonostante vanti un diametro di oltre 170.000 chilometri e sia posta nel centro esatto del disco solare, cioè in direzione della Terra. Il dottor Phillips si è detto stranito proprio da questa calma apparente, commentando che potrebbe trattarsi della “quiete prima della tempesta” oppure “semplicemente la quiete”.



