Papa Prevost, messaggero di pace e di giustizia sociale

venerdì, 9 Maggio 2025
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Dignità sociale e stop ai conflitti, sembrerebbe viaggiare su questi due grandi temi il pontificato del neo eletto Papa Prevost. Ha un’espressione bonaria, leggermente commossa ma il piglio del missionario che avendone viste di cotte e di crude tira fuori sempre l’arma della moderazione per affrontare ogni tipo di nuova sfida. Il termine pace, usato ben nove volte all’interno del suo discorso di insediamento al soglio di Pietro già dà il suo biglietto da visita ai fedeli accorsi da ogni parte del mondo per salutarlo nel suo primo giorno di incarico. La pace al centro della sua missione papale, quale più alto obbiettivo poteva scegliere in un periodo storico controverso come questo, dove due grandi conflitti mondiali su territori diversi da un lato l’Ucraina dall’altro la Striscia di Gaza rischiano di compromettere la geopolitica mondiale. Senza dubbio è stato il più bergogliano dei vescovi americani, Robert Francis Prevost, è diventato papa Leone XIV, riprendendo il nome che era stato di Leone XIII, il Papa che con la Rerum Novarum fondò la moderna dottrina sociale della Chiesa. Una scelta che dice moltissimo su questo nuovo Pontefice, non ancora settantenne originario di Chicago, Illinois, e come tale primo nordamericano nella storia del papato, che supera così anche quella sorta di resistenza di Sacra Romana Chiesa, finora molto radicata, ad affidare la propria guida ad un cittadino statunitense. I tempi evidentemente, anche in questo, sono cambiati. Ma Prevost possiede quel profilo appunto ‘sociale’ e di vicinanza ai poveri e sofferenti maturato in tanti anni di attività missionaria sul campo in Perù, dove è stato vescovo di Chiclayo, e assumendo in seguito, oltre alla guida del Dicastero per i vescovi su mandato di Bergoglio anche la presidenza della Pontificia commissione per l’America Latina. Un’esperienza attiva che a 360 gradi lo vede impegnato nelle cause sociali più complicate e vivaci in un sud America bastonato dalla nuova amministrazione americana. Noti i suoi tweet a favore dei cittadini indios e ispanici vessati dalla scure presidenziale e dai dictat repressivi della Casa Bianca. Che sia il Papa della svolta ecumenica, pastorale e soprattutto possa fornire quella chiave di dialogo con i grandi della terra? Rimanendo un passo indietro ovviamente, in quella terza via moderata ma fattiva che contraddistingue i veri strateghi del pianeta sempre nell’ombra, ma consiglieri dichiarati di pace. Staremo a vedere. Per ora il “new Pope” è osannato da tutta la comunità cattolica statunitense che lo ha accolto a sorpresa ieri sera nel suo alloggio romano. Un papa placido, pacato, pronto all’ascolto dei più deboli nel solco di Francesco, per niente teutonico ma più ambasciatore di pace, speranza e dignità sociale, quel tratto distintivo che potrebbe fare la differenza sullo scacchiere politico internazionale. E che, come ha sentenziato magistralmente in una frase bene augurante al nuovo Pontefice il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, era quello che mancava: “Il nostro mondo ha bisogno di voci più forti a favore della pace, della giustizia sociale, della dignità umana e della compassione”.

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