La grande manifestazione per Gaza a Roma oggi ha portato in piazza San Giovanni una folla imponente. Secondo gli organizzatori, oltre 300 mila persone hanno risposto all’appello lanciato dalle forze di opposizione per chiedere al governo italiano uno stop immediato alla collaborazione militare con Israele e l’interruzione del memorandum che regola la fornitura di armi, oltre al riconoscimento del genocidio della popolazione palestinese e dello stato della Palestina.
Manifestazione per Gaza a Roma, il video dal corteo
Il corteo, partito da piazza Vittorio, ha attraversato il centro di Roma lungo viale Emanuele Filiberto per poi confluire in piazza San Giovanni, cuore della manifestazione. Un mare di bandiere palestinesi ha sfilato sotto gli occhi degli organizzatori, in una delle mobilitazioni più partecipate degli ultimi anni su un tema di politica estera che però è entrato prepotentemente nel cuore di tutti gli italiani. La guerra in Medio Oriente e il crescente numero di vittime civili nella Striscia di Gaza sono diventati il detonatore di una manifestazione che, nelle intenzioni dei promotori, ha voluto superare i confini ideologici per rivolgere un appello trasversale alla coscienza politica del Paese.
Non sono mancati episodi controversi. Oltre ai consueti slogan “Palestina libera”, in piazza sono comparsi anche cartelli e striscioni che hanno sollevato polemiche: tra questi, uno raffigurante la bandiera israeliana accostata a una svastica nazista, prontamente rimosso dagli stessi organizzatori. Altri cartelli contestavano la presunta ambiguità di alcuni settori del centrosinistra con slogan come “Fuori i sionisti dal PD”. Episodi isolati che, comunque, non hanno alterato il clima ordinato e pacifico che ha caratterizzato l’intera giornata.
Sul palco si sono alternati diversi esponenti del mondo politico e culturale. Presenti anche voci autorevoli del mondo palestinese come il giornalista Rulaj Ebral e l’intellettuale Gad Lerner, che hanno denunciato la “tragedia umanitaria senza fine” in corso a Gaza.
Le dichiarazioni dei leader
Il fulcro politico della manifestazione Gaza a Roma sono stati gli interventi dei leader dell’opposizione, uniti nel chiedere un cambio di rotta nella politica estera del governo Meloni.
“C’è l’Italia che vuole costruire un presidio di democrazia e che vuole dire al nostro governo ipocrita: basta codardia e basta essere pavidi. Ecco perché chiediamo la revoca degli accordi militari e le sanzioni. Le accuse di antisemitismo nei nostri confronti sono infamanti, bisogna fermare Netanyahu”, ha dichiarato Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, a margine dell’evento a Lo Speciale.
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha sottolineato il valore della partecipazione popolare: “È un’enorme risposta di partecipazione per dire basta al massacro dei palestinesi e ai crimini del governo Netanyahu. È un’altra Italia che non tace, come fa il governo Meloni”, la sua accusa alla premier che però pochi giorni fa aveva lanciato l’appello ad Israele per fermare subito ogni tipo di attacco.
Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha invece puntato l’indice in modo ancor più deciso contro Palazzo Chigi: “Questa è la piazza dell’umanità contro lo sterminio sistematico che va avanti da venti mesi, a partire dal governo italiano che sta facendo finta di non vedere e ancora oggi balbetta. Ci sono misure concrete e sono tutte nella nostra mozione unitaria da cui parte questa iniziativa”, ricordando i punti del documento presentato in Parlamento.
A chiudere la manifestazione è stato l’abbraccio simbolico dei quattro leader principali dell’opposizione, un gesto che ha suggellato l’unità politica su un tema che, almeno per un giorno, ha superato le divergenze tra i partiti. Prima che la piazza si sciogliesse pacificamente, è arrivato anche l’ultimo appello al voto per il referendum in programma l’8-9 giugno, con l’obiettivo di trasformare la mobilitazione in uno strumento di pressione mediatica, che per i più maliziosi forse era proprio uno degli obiettivi della piazza odierna. Una lotta fino all’ultimo per cercare di raggiungere un quorum che sarebbe storico, ma che oggi pare ancora una chimera. Così come la pace a Gaza.



