Roma Codex: Albert Watson e il volto segreto della Città eterna

giovedì, 19 Giugno 2025
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Roma non si lascia catturare facilmente. È una città stratificata, sfuggente, in cui la grandiosità del passato convive con l’energia di un presente sempre in movimento. Ed è proprio in questa tensione che si inserisce Roma Codex, la più grande mostra fotografica mai dedicata in Italia ad Albert Watson, uno dei maestri assoluti dell’obiettivo, in scena fino al 3 agosto al Palazzo Esposizioni di Roma.

Frutto di oltre due anni di lavoro, il progetto rappresenta un unicum nel percorso dell’artista scozzese naturalizzato newyorkese. Lontano dalle icone glamour che ne hanno decretato il successo planetario — da Alfred Hitchcock a Steve Jobs, da Kate Moss a Naomi Campbell — Watson si è immerso nel corpo vivo della capitale, lasciandosi guidare solo dal ritmo urbano e dalla curiosità.

Il risultato è un racconto fotografico potentemente intuitivo, curato da Clara Tosi Pamphili e promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, in collaborazione con Studio F.P. Le 200 fotografie esposte — tra bianco e nero e colori, molte in grande formato — sono disposte secondo un principio libero e anti-gerarchico: ritratti anonimi e celebrità, interni e scorci urbani, dettagli architettonici e attimi di quotidianità convivono sullo stesso piano narrativo.

“Non avevo un piano preciso,” spiega Watson. “Volevo che Roma mi parlasse. Ho fotografato con istinto, passando da scuole di danza a caffè notturni, da club underground a studi d’artista. La città mi si è svelata a poco a poco, strato dopo strato.”

Roma Codex è molto più di una semplice esposizione fotografica: è un’indagine antropologica sulla Roma contemporanea, una bussola visiva per orientarsi in un paesaggio culturale in continuo divenire. Con la sua sensibilità inconfondibile, Watson disinnesca ogni cliché visivo, dando vita a un nuovo atlante emotivo della città eterna.

In un momento in cui l’immagine sembra spesso schiacciata dalla velocità del consumo, questa mostra si impone come uno spazio di osservazione lenta, di ascolto visivo. Uno spazio in cui Roma, ancora una volta, riesce a sorprendere.

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