Attacco Usa all’Iran, le prime domande, in queste ore, sono due. Le superbombe dei B-2 hanno effettivamente intaccato la capacità di Teheran di costruire ordigni atomici? Che faranno ora Russia e Cina, che rappresentano i maggiori sponsor internazionali dell’Iran?
Per quanto riguarda la prima domanda, Teheran nega che i bombardamenti americani abbiano realmente danneggiato le tecnologie nucleari della Repubblica Islamica. «Contrariamente a quanto affermato dal presidente Donald Trump, il sito nucleare di Fordow, non ha subito gravi danni». Lo ha detto Mohammad Manan Raisi, deputato del Parlamento iraniano di Qom, dove si trova l’impianto nucleare. Il parlamentare aggiunge che «non si è verificata alcuna emissione di materiale pericoloso dal sito nucleare dopo l’attacco, poiché il materiale a rischio era stato evacuato dal sito».
Ben diversa è la versione di Washington. L’agenzia Associated Press ha ricevuto, analizzato e diffuso le prime immagini satellitari scattate sul sito di Fordow. Le foto mostrano alcuni danni alle entrate del sito nucleare e alla montagna. Sigillare i tunnel d’ingresso significa che l’Iran dovrebbe scavare tra tonnellate di detriti per raggiungere qualsiasi cosa si trovi al suo interno. La montagna poi – che fino a ieri, nelle immagini, appariva di colore uniforme e marrone – è diventata in parte grigia e i suoi contorni sono apparsi leggermente diversi rispetto alle immagini precedenti.
Quanto alla Russia, c’è da registrare una irata dichiarazione del ministro degli Esteri, Serghei Lavrov: se ognuno è autorizzato ad interpretare il diritto all’autodifesa come crede, il mondo rischia di sprofondare in un «caos completo». In tal senso va anche registrato che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, volerà in Russia, dove domani incontrerà il presidente Vladimir Putin. «Domani terrò consultazioni serie con il presidente russo e continueremo a lavorare insieme». Mosca sostiene anche la tesi iraniana del flop Usa a Fordow. Secondo il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa Dmitrij Medvedev «l’infrastruttura critica del ciclo nucleare sembra aver subito pochi o nessun danno» e «l’arricchimento di materiali nucleari e la futura produzione di armi nucleari continueranno».
Sul fronte arabo c’è al momento da registrare una dura critica dell’Oman, che ha condannato con decisione l’attacco Usa, definendolo «una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale». Il Sultanato ha espresso «profonda preoccupazione per il deterioramento della sicurezza regionale», sottolineando che l’uso della forza unilaterale contro impianti nucleari mina gli sforzi diplomatici e compromette la stabilità del Medio Oriente. L’Oman è da sempre attivo come mediatore nella regione mediorientale e ha seguito i colloqui Iran-Usa prima che l’escalation prendesse il sopravvento.
Da parte sua, l’Ue chiede la de-escalation: «Tutte le parti facciano un passo indietro»: così si è espressa la responsabile della diplomazia dell’Unione Europea, Kaja Kallas, che ha lanciato un appello urgente alla calma. «Esorto tutte le a tornare al tavolo dei negoziati e ad evitare qualsiasi ulteriore escalation».
Per quello che riguarda l’Italia, Giorgia Meloni sta seguendo con la massima attenzione la crisi in Iran. C’è anche da registrare che l’opposizione non ha al momento assunto un tono polemico con il governo. Dalla direzione del Pd fanno infatti sapere che «c’è stato un lungo contatto telefonico fra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito democratico Elly Schlein a seguito degli attacchi degli Usa all’Iran».


