È stato sottoscritto oggi al Ministero del Lavoro, nella sede di via Flavia, il primo Protocollo per affrontare l’Emergenza Caldo nei luoghi di lavoro, firmato dalla ministra Marina Elvira Calderone insieme alle associazioni di categoria e alle parti sociali. L’intesa introduce misure concrete per tutelare i lavoratori esposti alle alte temperature e garantire la continuità delle attività produttive in sicurezza, prevedendo un ricorso ampio e automatico alla cassa integrazione in caso di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro causata dall’Emergenza Caldo, estesa anche ai lavoratori stagionali, senza che le ore di cassa utilizzate vengano conteggiate nel limite massimo previsto dalla legge.
Emergenza Caldo, le parole della ministra Calderone
“Questo è il primo protocollo sull’Emergenza Caldo, il primo firmato dopo quello sul Covid di cinque anni fa”, ha dichiarato la ministra del Lavoro Marina Calderone a margine della firma. “All’epoca – ha ricordato – si trattava di un’emergenza importante e il protocollo servì per riaccompagnare aziende e lavoratori nei luoghi di lavoro. Oggi, con questo protocollo sull’Emergenza Caldo, diamo a imprese e lavoratori la possibilità di gestire condizioni meteorologiche di difficoltà”. Calderone ha sottolineato che “il protocollo non riguarda solo il caldo estivo, ma potrà produrre i suoi effetti anche in altre condizioni e stagioni, tenendo conto delle specificità territoriali e settoriali”. La ministra ha inoltre evidenziato che “con questo protocollo intendiamo rafforzare la cultura della prevenzione, promuovere la formazione e sostenere le imprese con strumenti adeguati a gestire l’Emergenza Caldo, senza lasciare indietro nessuno”. “La collaborazione con le parti sociali – ha concluso – è stata fondamentale per arrivare a un’intesa condivisa, capace di rispondere alle esigenze di tutti i settori produttivi e delle diverse realtà territoriali”.
Il Protocollo sull’Emergenza Caldo stabilisce l’obbligo di includere nella valutazione dei rischi il microclima, con misure come aree di ristoro adeguate, accesso a bevande fresche, pause supplementari e possibilità di modificare gli orari di lavoro per evitare le ore più calde. Le aziende dovranno fornire dispositivi di protezione individuale adatti alla stagione, garantire la sorveglianza sanitaria e organizzare attività di informazione e formazione per sensibilizzare i lavoratori sui rischi legati all’Emergenza Caldo. Anche le imprese appaltatrici dovranno adeguare i propri piani di sicurezza per tutelare i lavoratori nei cantieri.
Le parole dei sindacati
Soddisfazione è stata espressa anche dai sindacati, che hanno chiesto di trasformare rapidamente il protocollo sull’Emergenza Caldo in strumenti strutturali e duraturi. “Il caldo e il cambiamento climatico sono fenomeni strutturali, non emergenziali”, ha affermato la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David, chiedendo “un valore soglia fissato per legge che faccia scattare automaticamente le tutele, dall’organizzazione del lavoro agli ammortizzatori sociali”. Commentando la notizia del bonus offerto da Glovo ai rider che consegnano con temperature oltre i 40 gradi, Re David ha definito la situazione “uno scandalo”, sottolineando che “queste aziende spesso si comportano malissimo: i rider non sono riconosciuti come lavoratori subordinati, nonostante diverse cause vinte anche sui temi del caldo. Il protocollo si rivolge a tutti i lavoratori, nessuno escluso, e le ordinanze regionali devono contenere esplicitamente anche i rider”.
Il segretario della Cisl, Mattia Pirulli, ha definito il protocollo “il risultato di un lavoro iniziato due anni fa, che individua nella contrattazione la soluzione per affrontare l’emergenza climatica” e ha sottolineato che “è importante che la cassa integrazione venga estesa anche agli stagionali agricoli, ma è necessario che questi strumenti diventino strutturali”. La segretaria della Uil, Ivana Veronese, ha infine evidenziato che il protocollo sull’Emergenza Caldo rappresenta “un passo importante per informazione, formazione, sorveglianza sanitaria e tutele per gli stagionali agricoli, ma serve continuare il confronto con il Ministero su appalti, subappalti e sicurezza sul lavoro, perché il lavoro non finisce qui: dobbiamo trasformare queste misure in norme concrete e durature”.



