Nel primo pomeriggio di oggi mercoledì 16 luglio, ora italiana, Israele ha lanciato un attacco aereo su Damasco, capitale della Siria. Tra gli obiettivi colpiti figurano il ministero della Difesa e il Palazzo presidenziale. Si tratta di un’escalation significativa dopo tre giorni di raid israeliani nel sud del Paese, nella regione di Suwayda, dove sono in corso violenti scontri tra la comunità drusa e gruppi jihadisti e forze di sicurezza siriane.
Secondo le prime informazioni diffuse dal ministero della Salute siriano, l’attacco ha causato almeno un morto e 18 feriti, ma il bilancio è ancora provvisorio. L’esercito israeliano ha confermato l’operazione e ha diffuso un video dei bombardamenti. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha rilanciato il filmato sui social media, accompagnandolo con il commento: «Cominciano i colpi pesanti».
Le tensioni tra Israele e Siria si sono intensificate negli ultimi giorni, soprattutto a seguito degli scontri a Suwayda. Israele ha giustificato i raid con l’intento di difendere la comunità drusa, con cui mantiene da tempo un rapporto privilegiato. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato: «Stiamo agendo per salvare i nostri fratelli drusi».
L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione con sede nel Regno Unito ritenuta affidabile, riferisce che i recenti scontri nel sud della Siria hanno già provocato 248 morti. Le violenze, iniziate la scorsa settimana, si sono rapidamente diffuse in tutta la regione. Mercoledì, poche ore prima del bombardamento su Damasco, il governo israeliano aveva minacciato Damasco di gravi conseguenze qualora non si fosse ritirato da Suwayda.
Israele considera l’intera zona meridionale della Siria una fascia di sicurezza strategica, fondamentale per impedire l’avanzata delle forze fedeli al governo siriano verso il confine israeliano.
Da dicembre, la Siria è governata da Ahmed al Sharaa, ex comandante di una milizia islamista, salito al potere dopo la caduta del regime di Bashar al Assad. Da allora, al Sharaa ha cercato di mostrarsi come un leader moderato, ottenendo la rimozione di molte sanzioni statunitensi e un clamoroso incontro con l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
L’attacco a Damasco rappresenta un punto di svolta nella crisi siriano-israeliana: resta da capire se si tratti di un semplice avvertimento o dell’inizio di un’operazione militare su larga scala contro il governo guidato da al Sharaa.
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