Il concerto sinfonico diretto da Valery Gergiev presso la Reggia di Caserta é stato annullato. Questo era previsto svolgersi nell’ambito della rassegna “Un’Estate da Re” giorno 27 luglio nel cortile del Complesso Vanvitelliano.
Il motivo? Il timore che, nella notte del concerto, potessero insorgere proteste indette da associazioni ucraine alla luce delle polemiche emerse per la contestata vicinanza del direttore d’orchestra alle posizioni del leader del Cremlino, Vladimir Putin.
Molte delle associazioni avevano già comperato i biglietti delle prime file per manifestare il proprio dissenso a Gergiev.
Il presidente del Congresso Mondiale degli Ucraini e 36 Associazioni Ucraine in Italia avevano diffuso una lettera aperta alle istituzioni italiane richiedendo l’annullamento del concerto: “Egregi Signori, nell’ambito della rassegna Un’Estate da RE, che si svolgerà in un palcoscenico d’eccezione quale la magnifica Reggia di Caserta, patrimonio UNESCO, il prossimo 27 luglio è prevista l’esibizione del direttore d’orchestra, esponente del regime russo, Valery Gergiev. Gergiev tornerebbe a dirigere un’orchestra in Italia dopo la sua ultima esibizione avvenuta, che combinazione, il 23 febbraio 2022, un giorno dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia. Dopo di allora mai più. Come mai? A differenza di suoi colleghi russi, Gergiev non solo non ha mai preso le distanze dal regime, non solo non ha mai condannato l’aggressione genocidiaria russa ma è a tutti gli effetti solidale con la politica guerrafondaia di Vladimir Putin. È persino soggetto a sanzioni da parte del Canada. Per queste ragioni hanno ritirato le loro collaborazioni con Gergiev la Scala di Milano, l’Orchestra Filarmonica di Rotterdam, la Carnegie Hall di New York, la Filarmonica di Vienna, la Verbier Festival Orchestra, la Filarmonica di Monaco, l’Accademia reale svedese di musica tra gli altri. Gergiev è persona non grata nei teatri occidentali.
E per questo il vostro invito a Valery Gergiev ha destato scalpore in tutto il mondo libero: il New York Times, la BBC, il Times, solo per citare alcuni tra i più autorevoli, ne stanno parlando. La Commissione Europea ha dovuto ribadire che i “palcoscenici europei non dovrebbero dare spazio agli artisti che sostengono la guerra di aggressione in Ucraina”. La premio Nobel Oleksandra Matvijcuk ha stigmatizzato l’iniziativa; è intervenuta la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno. Gli appelli affinché il concerto venga annullato si stanno moltiplicando, tra cui quello della famosa artista di origine russa Katia Margolis, quello dell’Associazione dei Russi Liberi in Italia e quello di Europa Radicale.
Noi, delle Comunità Ucraine in Europa e in Italia, ci associamo a questi appelli. Non si tratta di censura. Come non si tratta di musica, non si tratta di arte, non si tratta di cultura. Valery Gergiev è un ambasciatore di Vladimir Putin, suo sodale, suo fedelissimo, suo amico; è un emissario della guerra imperialista di Mosca. La sua esibizione sarebbe un luccicante biglietto da visita del dittatore del Cremlino, un lasciapassare delle sue atroci nefandezze. Concedere un palcoscenico, oltretutto prestigioso come quello della Reggia di Caserta, a un tale personaggio sarebbe un insulto per le vittime ucraine, per tutto il popolo ucraino che tutti i giorni, tutti!, subisce violenti attacchi da parte di chi Valery Gergiev apertamente sostiene. Quale dialogo ci può essere con chi non ha mai detto una sola parola sulla guerra che sta portando avanti il suo Paese? Quale messaggio di pace può arrivare da un’esibizione diretta da chi nei fatti sostiene la guerra? Una guerra spietata che vede un’aggressore, la Russia, e un aggredito, l’Ucraina. C’è del cinismo nel voler invitare a esibirsi un esponente del regime aggressore. E pensando alle centinaia di migliaia di morti innocenti, si tratterebbe di un’esibizione macabra. Noi ucraini, rappresentanti delle associazioni da diverse città italiane, riuniti a Roma, in occasione del Forum delle Comunità Ucraine organizzato dal Congresso Mondiale degli Ucraini, le figlie e i figli del popolo martoriato, vi chiediamo di non aggiungere la beffa alla nostra quotidiana sofferenza. Non siate complici. Il messaggio, alto e nobile, della musica deve essere portato da chi ha il coraggio di stare dalla parte delle vittime e non da chi ha la protervia di stare dalla parte degli aguzzini”.
Le associazioni adesso cantano vittoria in seguito della cancellazione del concerto. A seguirli a ruota vi è anche Alessandro Giuli, Ministro della Cultura, che ha commentato: “L’arte è libera e non può essere censurata. La propaganda però, anche se fatta con talento, è un’altra cosa”. Secondo il ministro, con il concerto di Gergiev, si sarebbe corso il rischio di “far passare un messaggio sbagliato”.
Di parere opposto é invece Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania che aveva reso nota la volontà di far svolgere il concerto a discapito degli appelli internazionali.
Per il governatore, infatti, l’annullamento risulta “sconcertante”. “Dov’è il limite tra libertà d’espressione della propria opinione e la propaganda?” ha aggiunto.
Nel frattempo, l’ambasciata russa in Italia ha condannato l’annullamento, pubblicando una nota su Telegram dal tono polemico e provocatorio: “Coloro che pensano che la cancellazione del concerto di Valery Gergiev danneggerà la Russia si sbagliano profondamente. Piuttosto, sarà inflitto un danno all’Italia stessa, che in questo modo mina la propria autorità e dà motivo di dubitare dell’ospitalità e dell’apertura verso tutti coloro che con il proprio talento, professionalità e sincerità portano nel mondo il bello e l’eterno”, conclude la nota.



