Riunioni con dictat all’ultimo minuto, ripensamenti, dietro front e decisioni rimandate. Sono giornate difficili per il premier israeliano Benjamin Nethanyau che a quanto pare al momento all’interno del suo gabinetto ha molte gatte da pelare. Dalla decisione presa nel week end di occupare in toto la Striscia di Gaza per una mancata risposta arrivata da Hamas sul rilascio degli ostaggi, Bibi Nethanyau è passato alla controffensiva l’ennesima di questi lunghi mesi di attacchi verso la martoriata terra palestinese. Come se non bastasse ora a rivoltarglisi contro è il suo fedelissimo capo dell’Adf. L’esercito della Stella di David dice no all’ennesima e brutale controffensiva e totale occupazione della Striscia. I soldati israeliani combattono da quasi due anni, con l’intermezzo in Libano, arrivando fino a 10-12 richiami consecutivi. Per i generali israeliani la vittoria non è a un passo. Alta tensione quindi tra il governo e l’Idf, che, in un primo momento aveva cancellato lo stato d’emergenza bellica in vigore dal 7 ottobre e la conseguente eliminazione dell’estensione obbligatoria di altri 4 mesi del servizio di riserva per i soldati di leva regolare. Una decisione che porterebbe a una riduzione dell’esercito regolare già nelle prossime settimane e che sarebbe scaturita dopo le recenti critiche sull’estremo carico di lavoro dei soldati. Sullo sfondo anche un’ondata di suicidi tra i militari in servizio regolare e tra i riservisti. Netanyahu intanto ha garantito agli Usa che consentirà il passaggio di aiuti umanitari in misura crescente per i civili. Mettere insieme operazioni militari e tir di prodotti alimentari non sarà impresa facile. Ad aggiungersi ai nodi dell’intricata matassa sulla questione palestinese, arriva anche la strigliata da parte del figlio primogenito di Nethanyau, Yair, trentatreenne residente in Florida attivista e podcaster che interviene a gamba tesa accusando il capo dell’esercito israeliano Zamir di volersi mettere alla guida di un colpo di Stato. Un vero golpe militare così l’ha definito il rampollo di casa Nethanyau che esente dal servizio di leva si esprime a sfavore del capo dei militari israeliani che si rifiuta di procedere ai dictat paterni. E mentre il capo di Stato maggiore resta contrario all’azione militare del premier, l’esercito seguirà gli ordini. Così è stato deciso ma l’ufficialità sul procedere o meno con l’occupazione arriverà non prima di giovedì pomeriggio. Nella Striscia intanto sale il bilancio dei morti, sono almeno 87 le vittime negli ultimi raid.



