Deciso a tarda sera ma ormai definitivo. Quello che si prospettava come un piano ancora ipotetico è stato approvato: Gaza sarà interamente occupata da Israele. Una strategia decisa a tavolino forse la più cruenta e inevitabile. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dichiara che per distruggere Hamas Israele intende assumere il pieno controllo della Striscia e, in seguito, trasferire la sua amministrazione alle forze arabe amiche. Nella riunione fiume tenutasi ieri nel tardo pomeriggio il Gabinetto di sicurezza di Nethanyau ha discusso di un ampliamento della sua offensiva durata 22 mesi e approvato il piano del premier secondo cui entro il 7 ottobre di quest’anno, data simbolo, tutti civili palestinesi verranno fatti evacuare dalla Striscia e consegnati a dei Paesi Arabi amici che prenderanno il controllo legislativo. Secondo quanto riportano i media, la dichiarazione approvata si riferisce solo alla conquista di Gaza City e non all’occupazione dell’intera Striscia. La città di Gaza fa parte del 25 percento della Striscia che l’Idf deve ancora conquistare, insieme a diversi campi profughi nella parte centrale di Gaza. Non è chiaro se anche le altre aree non conquistate al di fuori di Gaza City saranno conquistate, come parte del piano autorizzato ieri. Il Gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato la proposta sostenuta dal primo ministro Benjamin Netanyahu su Gaza City. Dallo scoppio della guerra, l’Idf ha evitato di entrare in gran parte della città. Si tratta di aree in cui Israele ritiene siano tenuti gli ostaggi rimanenti, motivo per cui, secondo quanto riportato dai media israeliani, il capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, ha espresso la sua opposizione all’operazione promossa da Netanyahu, temendo che possa mettere a rischio i prigionieri. L’operazione per occupare Gaza city richiederà l’evacuazione di massa dell’area in cui attualmente risiedono circa 800.000 abitanti di Gaza. Un’operazione imponente a cui sono giunti già i commenti della comunità internazionale. Sia le Nazioni Unite che la Gran Bretagna si esprimono a sfavore criticando entrambe il piano e incitando Israele a fare dietro front.



