La guerra tra Ucraina e Russia continua a segnare il dibattito internazionale, ma negli ultimi giorni si moltiplicano i segnali di un possibile cambio di passo sul fronte diplomatico soprattutto dopo il vertice dí Washington dove si sottolineava la possibilità di un incontro tra Putin e Zelensky. Solo successivamente avverrebbe un ulteriore trilaterale anche con il presidente Trump, ma su questo aspetto c’è tensione sulla sede e sulle garanzie da garantire per la sicurezza di Kiev a seguito dell’eventuale accordo di pace.
Guerra Ucraina – Russia, il possibile trilaterale a Budapest dopo il no di Putin a Ginevra
Secondo quanto rivelato da Politico, l’amministrazione americana sta lavorando a un incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina a Budapest, con la regia del premier ungherese Viktor Orbán, leader vicino sia a Donald Trump che a Vladimir Putin. I servizi segreti americani avrebbero già iniziato a pianificare la sicurezza e la logistica, anche se la scelta della sede non è definitiva.
Mosca avrebbe già bocciato la proposta di Ginevra, sostenuta dall’Italia tramite il vicepremier Antonio Tajani, e al momento la capitale ungherese emerge come la prima opzione per ospitare il vertice. Questo segnerebbe un ulteriore punto a favore di Putin.
Cresce la tensione e l’attesa
Sul fronte europeo, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito la linea comune raggiunta dai partner occidentali: “La politica ha il dovere di non essere scettica, di insistere ed essere ottimista sulla possibilità di cambiare le cose. È molto positivo ciò che è accaduto a Washington: gli europei hanno costruito una linea comune e deciso di percorrerla assieme”. Crosetto ha inoltre rilanciato la proposta della premier Meloni di un meccanismo di sicurezza basato sull’articolo 5 della NATO, che garantirebbe a Kiev una deterrenza superiore.
Negli Stati Uniti, Donald Trump ha alternato pragmatismo e spiritualità nelle sue ultime controverse dichiarazioni. Il presidente ha affermato che raggiungere la pace in Ucraina potrebbe persino “aiutarlo ad andare in Paradiso”, un’affermazione che la Casa Bianca ha definito “seria” e coerente con la volontà di porre fine al conflitto e raggiungere anche il Premio Nobel per la Pace che desidera ardentemente. Il presidente ha spento anche gli entusiasmi iniziali sulle garanzie di sicurezza a Kiev, ribadendo che le truppe Nato non potranno andare in Ucraina e che gli Stati Uniti non invieranno militari via terra.
Intanto arrivano anche ulteriori tensioni sulla credibilità di Putin, già messa in dubbio dai leader europei. “Non incontrerà mai Zelensky, perché non credo abbia alcun interesse a raggiungere un accordo, ma entro la fine dell’anno sarà costretto ad accettare il cessate il fuoco”, sono le parole di Kurt Volker, già inviato speciale per l’Ucraina del presidente Usa, Donald Trump. Putin, spiega, “non ha minimamente cambiato le posizioni massimalistiche, che richiedono tutte le quattro regioni attaccate, il ritiro degli ucraini da quelle che non occupa, la loro rinuncia alla Nato e a Forze armate solide”. La proposta di un faccia a faccia con Zelensky a Mosca, spiega Volker, “è esattamente quello che fanno in genere i russi, dicendo una cosa, e poi creando le condizioni per renderla irrealizzabile. Così spera di incolpare il leader ucraino di non essere disposto all’incontro”.
Papa Leone XIV ha invitato invece alla perseveranza: “C’è speranza ma bisogna ancora lavorare molto, pregare molto e trovare la strada per andare avanti”, ha detto lasciando Castel Gandolfo per tornare in Vaticano, ricordando di essere in contatto con diversi leader coinvolti nei negoziati. Anche la Santa Sede si era offerta come luogo di incontro per i negoziati, ma la Russia ha detto sin da subito no.



