Notte di terrore in Ucraina, dove le forze russe hanno lanciato un’ondata di 104 droni, inclusi i kamikaze Shahed, contro diverse località del Paese. L’Aeronautica di Kiev ha reso noto di averne abbattuti o neutralizzati 76, mentre 28 velivoli hanno colpito 15 centri abitati, provocando danni e caduta di detriti in quattro aree. Almeno una donna di 47 anni è morta nella regione di Donetsk. Nonostante la pressione militare russa resti altissima, il comandante in capo Oleksandre Syrsky ha annunciato la riconquista di tre villaggi, segnalando un contrattacco ucraino riuscito.
Guerra Russia Ucraina, si alza la tensione tra Zelensky e Mosca
Sul fronte diplomatico, però, il clima resta di stallo. Nel giorno della Festa dell’Indipendenza, il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito la necessità di un faccia a faccia con Vladimir Putin, definendolo “il modo più efficace per andare avanti”. Ma Mosca ha respinto ancora una volta l’ipotesi di un vertice, giudicando l’insistenza di Kiev come una condizione irrealistica. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov è arrivato a mettere in discussione la legittimità stessa di Zelensky, sostenendo che, alla luce della Costituzione ucraina, il presidente non avrebbe l’autorità per firmare eventuali accordi vincolanti con la Russia. “Non possiamo tenere un incontro solo perché Zelensky abbia bisogno di mostrarsi legittimo”, ha affermato Lavrov alla Nbc.
A Kiev, Zelensky ha ricevuto il nuovo premier canadese Mark Carney, che ha avvertito: “Se l’invasione russa rimarrà senza risposta, non si fermerà qui”. Carney ha invocato un cessate il fuoco e garanzie di sicurezza per una pace duratura, ribadendo che la scelta sul futuro dell’Ucraina non spetta a Mosca ma a Kiev e ai suoi partner. Anche il vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil, giunto a sorpresa nella capitale, ha promesso che Berlino continuerà a sostenere Kiev: “Putin non deve illudersi, il sostegno tedesco non vacillerà. L’Ucraina può contare sulla Germania per garanzie di sicurezza solide e per una pace duratura”.
Gli Stati Uniti restano al centro della partita. Dopo l’incontro di Donald Trump con Putin in Alaska e quello con Zelensky e i leader europei, il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che la Russia avrebbe mostrato “importanti concessioni” al presidente americano, segnale che Mosca vuole essere “flessibile su alcune richieste fondamentali”. Ma le speranze di un vertice diretto si sono affievolite quando il Cremlino ha escluso la possibilità di un incontro a breve termine. Intanto, l’inviato statunitense Keith Kellogg, in visita a Kiev per la Festa dell’Indipendenza, ha ricevuto un’onorificenza da Zelensky.
Sul terreno, Kiev ha risposto agli attacchi russi con raid di droni che hanno colpito in profondità il territorio della Federazione. Le autorità russe hanno denunciato incendi in una centrale nucleare della regione di Kursk e in un terminal petrolifero a Ust-Luga, sul Mar Baltico, oltre a danni a una raffineria a Syzran, nella regione di Samara. “Ecco come reagisce l’Ucraina quando i suoi appelli alla pace vengono ignorati”, ha spiegato Zelensky.
Non mancano tensioni sul fronte europeo. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjarto ha invitato Zelensky a “smettere di minacciare l’Ungheria” in relazione all’oleodotto Druzhba, accusando Kiev di attacchi contro l’infrastruttura energetica. Immediata la replica del vicecancelliere ucraino Andriy Sybiga: “Non c’è bisogno di dire al presidente ucraino cosa fare. La sicurezza energetica ungherese dipende da voi, diversificatevi e rendetevi indipendenti dalla Russia”.
Gli sviluppi visti dall’Italia
Anche l’Italia segue da vicino gli sviluppi. Dal Meeting di Rimini, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che il governo lavora per “una pace giusta che garantisca l’indipendenza dell’Ucraina”. Tajani ha invitato alla prudenza: “Non ho mai detto che fossimo a un passo dall’accordo, il tunnel è ancora lungo. Ma la forza delle idee alla fine prevarrà su chi vuole distruggere la pace”.
Un appello condiviso dal presidente della Cei, cardinale Matteo Maria Zuppi, che ha ricordato come il Papa chieda con forza il coinvolgimento della comunità internazionale: “Non basta la volontà di Russia e Ucraina, serve anche il terzo attore, la comunità internazionale, per costruire insieme la pace”.



