Gli estremisti della penisola anatolica ce l’hanno proprio con i successori di San Pietro. Un cittadino turco di 46 anni, Hasan Uzun, affiliato a un’organizzazione collegata con l’Isis, voleva colpire Papa Francesco durante la visita che il predecessore di Leone XIV ha compiuto a Trieste il 7 luglio dello scorso anno. Il pensiero corre a un altro terrorista turco, Ali Agca, che il 13 maggio del 1981 sparò a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro, ferendolo gravemente senza però, fortunatamente, raggiungere l’obiettivo di ucciderlo.
Al di là del precedente storico, l’odierno caso presenta comunque aspetti non ancora del tutto chiari. In primo luogo, è lecito chiedersi perché questa vicenda esca fuori soltanto ora, a più di un anno di distanza dai fatti. A rivelarla è un’inchiesta del quotidiano triestino “Il Piccolo” uscita oggi.
In secondo luogo, appaiono strane le modalità di questo fallito attentato. Il giorno prima dell’arrivo di Papa Francesco nella città giuliana, l’estremista turco lasciò una pistola dentro un trolley abbandonato nella stagione triestina. Il ritrovamento dell’arma in valigia fece subito scattare l’allarme.
È un modo insolito di agire da parte di un attentatore. L’organizzazione che aveva progettato l’azione voleva forse lasciare un “avvertimento” più che compiere un attentato vero e proprio? E, se è così, a chi era diretto? E perché?
Ne sapremo qualcosa di più quando verranno resi noti ulteriori dettagli dell’indagine. La notizia del ritrovamento dell’arma era stata data a suo tempo dal Tg1, poi ripresa dalla stampa in tutto il mondo. Ma da quel momento in poi non se n’era saputo più nulla. Invece la Procura aveva avviato i suoi accertamenti, a partire dai movimenti alla stazione ferroviaria.
Non è ancora chiaro come l’attentatore è stato identificato. Sappiamo solo che è ora in carcere a Trieste, dopo essere stato estradato dall’Olanda, dove s’era rifugiato. Particolare significativo, Uzun parla solo il turco, non sa un parola di inglese, tanto che il suo avvocato, Lucrezia Chermaz, ha difficoltà a comunicare con lui. Ciò significa che ci troviamo di fronte a un mero esecutore e non a un membro di livello della sua organizzazione.
Ma comunque evolverà questa misteriosa vicenda, il messaggio che arriva è chiaro: anche la Chiesa cattolica, al suo massimo livello, continua a essere nel mirino dei terroristi. Ed è un fatto decisamente inquietante



