Una giornata di tensione e violenza ha scosso la Francia, dove il movimento “Bloquons tout” (Blocchiamo tutto) ha portato in piazza migliaia di manifestanti in diverse città. Gli scontri con la polizia, concentrati soprattutto a Parigi, hanno provocato 295 arresti e il ferimento di quattro agenti, secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno, Bruno Retailleau.
Le proteste hanno avuto come epicentro i licei della capitale, divenuti simbolo del malcontento, dove le forze dell’ordine hanno fatto ricorso ai lacrimogeni. La situazione di instabilità ha costretto anche il Louvre a chiudere alcune sale, per ragioni di sicurezza.
Il movimento “Bloquons tout”, nato e cresciuto online senza una leadership definita, raccoglie istanze eterogenee: dalla contestazione contro i piani di austerità varati dal governo Bayrou, prima della sua caduta, fino a più ampie rivendicazioni legate alle disuguaglianze sociali.
La giornata coincide con l’avvio del mandato del nuovo primo ministro, Sébastien Lecornu, nominato dal presidente Emmanuel Macron dopo settimane di incertezza politica. “Il governo dovrà essere creativo”, ha dichiarato Lecornu, chiamato a ricomporre un quadro parlamentare fragile.
Ma l’opposizione non ha tardato ad attaccarlo. Da Strasburgo, Jordan Bardella, presidente dei Patrioti per l’Europa, ha parlato di “situazione precaria”:
“Il presidente ha scelto uno dei suoi fedeli, andando contro la volontà dei cittadini. Lecornu non ha una maggioranza e dovrà scendere a compromessi. O si rompe con il passato o si rischia una mozione di censura”.
Alle proteste in strada si è unito anche il fronte mediatico: la rete France Inter ha interrotto la programmazione a causa di uno sciopero indetto “contro le politiche di austerità e il piano di bilancio”.
La Francia si trova così in un momento delicatissimo, stretto tra le tensioni sociali e l’incognita di un governo appena nato ma già messo alla prova.
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