All’Esa di Frascati si è tenuta una nuova edizione degli Stati Generali dello Spazio, della Difesa e della Cybersicurezza, un appuntamento che ha riunito istituzioni e vertici della sicurezza nazionale per analizzare le sfide che mettono a rischio la stabilità dei Paesi europei. Al centro del dibattito, la crescente pericolosità delle guerre ibride e la necessità di rafforzare le capacità tecnologiche dell’Italia. Tra coloro che hanno preso la parola il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il direttore generale del DIS Vittorio Rizzi.
Piantedosi sulla cybersicurezza detta la linea del governo
“La cybersicurezza è diventata una questione politica e sociale, non più un tema da addetti ai lavori” – ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha posto l’accento sulla natura sempre più pervasiva delle guerre ibride. Non solo conflitti armati e minacce militari, ma anche attacchi informatici, manipolazioni dell’informazione e pressioni economiche in grado di minare la fiducia dei cittadini e destabilizzare governi e istituzioni.
I dati forniti dal ministro mostrano la dimensione del fenomeno: nei primi sei mesi del 2025 il Centro nazionale tecnico e informatico per la protezione delle infrastrutture critiche ha rilevato 532 attacchi informatici, 363 dei quali diretti contro servizi essenziali e settori nevralgici. A livello locale, invece, le unità specializzate hanno gestito oltre 5.000 incidenti.
Tra i bersagli più sensibili figurano le consultazioni elettorali, terreno fertile per campagne manipolatorie sui social network. Piantedosi ha ricordato le operazioni di disinformazione che hanno preso di mira i Giochi olimpici di Parigi 2024 e ha avvertito che la stessa minaccia incombe sui Giochi invernali di Milano-Cortina 2026.
Il ministro ha poi richiamato l’attenzione sulle sfide internazionali, ribadendo l’impegno dell’Italia nel programma ProtectEu e nel rafforzamento della cooperazione con la NATO. Un tema particolarmente critico resta quello della crittografia end-to-end usata nelle piattaforme di messaggistica: “Un sistema che non consente alcuna forma di verifica – ha spiegato – e che rischia di diventare uno strumento nelle mani di criminali e terroristi. Proteggere i nostri sistemi digitali – ha concluso – significa proteggere la libertà dei cittadini e la vitalità della democrazia”.
Rizzi: “Senza sovranità digitale la democrazia è a rischio”
Dopo l’intervento del ministro, la parola è passata al direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, Vittorio Rizzi, che ha messo in guardia da una visione riduttiva delle minacce cyber: “Non si tratta più di un semplice problema tecnico da risolvere con un aggiornamento, ma di una sfida che ridisegna gli equilibri geopolitici”.
Il direttore del DIS ha poi spostato l’attenzione sul dominio informativo, evidenziando come la disinformazione sia ormai un’arma strategica. Il Regno Unito – ha ricordato – l’ha classificata come minaccia prioritaria, arrivando a proporre un’agenzia nazionale dedicata, dopo aver creato già dieci anni fa un Cyber Security Center.
Il cuore del suo intervento è stato però il richiamo alla sovranità digitale: “Supercomputer, capacità di calcolo indipendenti e formazione continua non sono un optional, ma la condizione necessaria per difendere la democrazia”, ha ribadito. Rizzi ha citato le infrastrutture già operative a Napoli, Bologna (Cineca) e Galileo, ma ha sottolineato che non basta: servono investimenti per centinaia di milioni di euro, ricerca e programmi di addestramento costanti.
“È una sfida epocale – ha concluso – che equivale a passare da un’era geologica all’altra. Senza una vera sovranità digitale, rischiamo di consegnare la nostra libertà ad altri”.
