Il giorno dopo la conferenza stampa fiume a Washington tra i leader di Israele e Stati Uniti per la spartizione di una porzione di mondo e una pace condivisa nella Striscia di Gaza, ci si augura una effettiva fine delle ostilità e si spera almeno per una parte di mondo legata alla miccia medio orientale con particolare riferimento al conflitto in atto a Gaza tra Hamas e Israele, che non ci siano ne’ vinti ne’ vincitori ma che ci sia una tregua condivisa. Vediamo le prime reazioni al piano di pace a stelle e strisce. Accolta da un consenso unanime a Palazzo Chigi sin dalla prima mattina la scelta della mediazione degli Stati Uniti di Trump nel conflitto mediorientale, da tempo, fanno sapere con una nota dalla Presidenza, anche il Governo italiano è impegnato a sostenere tutti gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e ottenere il rilascio degli ostaggi. La fine delle ostilità è fondamentale anche per poter affrontare la terribile crisi umanitaria che colpisce la popolazione civile della Striscia e che rappresenta una tragedia assolutamente ingiustificabile e inaccettabile. Ad affermarlo la nota del governo italiano che aggiunge: “Il Piano di Trump per la ricostruzione, che l’Italia accoglie con favore presenta un ambizioso progetto di stabilizzazione e sviluppo della Striscia di Gaza, con il pieno coinvolgimento dei partner regionali”. L’esecutivo targato Meloni scende quindi in campo con i partner statunitensi ed europei esortando la maggior parte delle forze alleate ad accettare la scelta condivisa sul cessate il fuoco. Come da copione come era previsto già nei mesi scorsi dai player internazionali la ricostruzione coatta e forzata di una porzione di mondo andrà quindi a sfavore di Hamas che dovrà deporre le armi a determinate condizioni in primis il rilascio degli ostaggi israeliani. E se intanto i tank dell’idf sulla Striscia fanno dietro front e depongono armi e munizioni, in alto mare la flottiglia pacifista di pro Pal veleggia verso Gaza con l’esigenza primaria di portare aiuti alla popolazione vessata dalla carestia e dalla guerra. Che Trump abbia rubato la scena vestito da paladino della pace ai civili dell’equipaggio della Global Sumud Flottilla intimata nelle scorse ore di cambiare rotta? Chi può dirlo. Intanto sul piano umanitario e sul fronte aiuti saranno immediatamente inviati nella Striscia di Gaza quantità coerenti con quanto previsto dall’accordo del 19 gennaio 2025. L’ingresso e la distribuzione avverranno senza interferenze da parte delle due parti attraverso Onu e le sue agenzie, la Mezzaluna Rossa e altre istituzioni internazionali non associate né a Israele né a Hamas. E sarà riaperto il valico di Rafah. Auspicabile una piena normalizzazione di Israele con le Nazioni arabe e islamiche. Una visione troppo ottimista? Staremo a vedere. Domani è mercoledì ed è altra la tensione per i nostri connazionali a bordo degli equipaggi pacifisti tra qualche ora al largo di Gaza.
Hamas e Israele verso la tregua con la mediazione degli Usa, le reazioni
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