Piano di pace Gaza, c’è il sì dalle opposizioni: interviste a Conte, Renzi e Calenda | Video

martedì, 30 Settembre 2025
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Il piano di pace per Gaza annunciato da Donald Trump alla Casa Bianca catalizza irrimediabilmente il dibattito politico anche in Italia, con l’opposizione che è disponibile nell’affrontarlo anche per sviare l’attenzione dal flop elettorale nelle Marche. Nonostante già il prossimo weekend si voti in Calabria la svolta delle ultime ore sulla politica estera è di quelle davvero importanti. Dopo la reazione positiva del governo con le parole del ministro Tajani, Lo Speciale ha raccolto le voci dell’opposizione che riflette ancora delle criticità ma una sostanziale convergenza nel cercare di portare a compimento il piano per la pace.

Piano di pace per Gaza, le interviste alle opposizioni

Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha accolto il progetto con cautela: “Ben venga il tentativo di riappacificazione a Gaza, rispetto alla prospettiva di Netanyahu di completare il lavoro. Ora si apre uno spiraglio, ma dobbiamo stare attenti”. Conte chiede chiarezza sul “riconoscimento dello Stato di Palestina” e sul “respingere le occupazioni abusive in Cisgiordania”.

L’ex premier avverte anche sul nodo della sicurezza: “È un punto critico che l’esercito israeliano mantenga il controllo interno nel processo transitorio. Mi batterò per maggiori garanzie: il percorso deve essere presidiato da un comitato etico internazionale”. Sul fronte parlamentare risponde all’appello di Carlo Calenda per una mozione unica: “Si può presentare una sola mozione quando tutti siano d’accordo su tutti i punti. Se ci sono divergenze, non rinunciamo certo alla nostra linea”.

Non manca un passaggio sulla Global Sumud Flotilla, che alle 2 di stanotte dovrebbe entrare in acque israeliane violando così il blocco navale: “Il diritto internazionale è dalla loro parte, perché il blocco israeliano è illegittimo. Ma invito a non mettere a rischio l’incolumità davanti a un possibile blocco navale. Credo però che loro abbiano le idee chiare”.

Di tutt’altro segno Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che difende senza esitazioni il cosiddetto piano Trump-Blair: “Figuriamoci se non sono favorevole. È l’unica possibilità per fermare il massacro. Meno male che oggi c’è un piano concreto, approvato dalla Casa Bianca e dai paesi arabi, che può mettere fine alle sofferenze della popolazione. Sono grato a Tony Blair che ci ha lavorato”. Renzi lancia anche un appello diretto: “Spero che Hamas accetti, come ha già fatto l’Anp. Questo comporta il ritiro delle truppe israeliane da Gaza e lo stop degli insediamenti in Cisgiordania”.

Carlo Calenda, leader di Azione, insiste sulla necessità di una linea comune: “L’approdo deve essere lo Stato di Palestina. Ma è chiaro che tutti giocheranno la loro parte, Netanyahu per tenere buoni i suoi alleati di governo, gli altri con i propri interessi. Resta il fatto che questa opzione, che Biden aveva presentato più di un anno fa, è oggi l’unica per fermare la tragedia di Gaza”. Da qui la proposta: “Il piano Usa ha ricevuto l’ok di Sanchez, Macron, Von der Leyen, Merz, Starmer, Onu, paesi arabi, Pakistan, Indonesia, Egitto, Anp. Oggi solo la Jihad palestinese ha detto di no. Chiediamo a tutti i partiti italiani di firmare una risoluzione unica per dare un segnale di responsabilità”.

Dal Partito Democratico arriva la voce di Lucrezia Quartapelle, che mantiene i toni prudenti: “Formalmente il piano ha tanti elementi che vanno nella giusta direzione. Ma non basta un progetto promettente, serve la volontà politica di perseguire la pace. E su questo occorre un impegno del presidente Trump, che non sempre è stato coerente nel dare seguito alle iniziative lanciate”.

Durissimo invece Marco Grimaldi, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera: “Noi non riceviamo bombe in testa da due anni, non viviamo un genocidio, non voglio avere un piano colonialista come quello di Trump”, dichiara. “È un piano suprematista, che crea una New Gaza senza riconoscere lo Stato palestinese. Basta guardare la felicità di Netanyahu: è un win-win per lui, perché se Hamas non accetterà, potrà fare ciò che vuole. È un piano di annientamento finale”. Per Grimaldi “manca qualsiasi uscita di scena dell’esercito israeliano, non c’è il coinvolgimento dell’Onu, non c’è lo Stato palestinese, non c’è l’autodeterminazione. È solo un altro modo per legittimare l’occupazione”.

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